L’altra mattina, mi son svegliato, ero stanchissimo.

Ero stanco stanchissimo di quella stanchezza che già tenere gli occhi aperti è una fatica, figuriamoci lavorare.

Fortunatamente era un giorno di ponte e sembrava che tutti tranne me lo stessero facendo, il ponte, e allora a pensarci fortunatamente non c’era granché, da lavorare.

Anche se faceva freddo, ho approfittato per far quei lavori che non hai mai il tempo di fare, come per esempio spazzare fuori dall’ufficio, quei lavori che non richiedono attività di pensiero, ché quel giorno lì, attività di pensiero, ancora meno del solito, m’è sembrato.

Poi quand’ero soddisfatto, che avevo raccolto mozziconi di sigaretta carte di caramella polveri sottili e polveri spesse, ho appoggiato la scopa alla porta, perché avevo visto che di fronte c’era un angolo del marciapiede dove c’era il sole, e il sole, quando c’è freddo, vai, lo cerchi, e se lo trovi sei contento.

Mi son messo lì, in quell’angolo dove c’era il sole, davanti all’ufficio, facevo delle prove. Muovevo meccanicamente i piedi, per verificar l’escursione termica tra l’ombra, e il sole.

Un po’ a destra, c’è freddo, un po’ a sinistra, si sta bene, ancora un po’ a sinistra, c’è freddo, un pochino verso destra, si sta bene, mi è sembrato che come verifica scientifica poteva bastare.

Ho alzato gli occhi per prendere tutto il sole sulla faccia, sentirmi irradiato dal calore che in quel punto lì era ottimale, l’avevo scientificamente testato, come si dice, ed ero come rapito, con gli occhi chiusi, che mi godevo tutta l’irradiazione scientifica del sole, e in quel momento lì, è passato uno, un signore anziano che abita lì vicino, m’ha detto Ecco bravo, dovremmo metterci anche noi ad adorare il sole, che quella è l’unica cosa che conta, invece di tante cagate, mi ha detto, e io gli ho risposto soltanto Già già, che per il fatto che ero come rapito non m’è venuto di dirgli che secondo me la sua ipotesi era anche scientificamente valida.