vita di blogger

Dieci anni dopo ero ancora vivo

L’altro giorno, in libreria, mi son accorto che era uscito un libro nuovo di Raymond Carver. Ma non era morto, mi son detto, allora ho preso il libro in mano, ho visto che era proprio morto, e il fatto che continuassero a uscire dei libri suoi mi sembrava ancor più inesplicabile.

In effetti, questo libro qui, che si chiama Il mestiere di scrivere, mi son accorto che era una specie di compilation di scritti sulla scrittura, una di quelle compilation come fanno quei cantanti che hanno più passato che futuro, e in effetti anche Carver, mi son detto, è un po’ come Venditti (anche se anche sul passato di Venditti ci sarebbe da discutere), con la differenza che, per lo meno, nel momento in cui scrivo, Carver è morto, e Venditti, invece, purtroppo.

Ma qui ho deviato da quel che volevo dire, perché Venditti è, purtroppo, Venditti, e se penso a Venditti mi succede sempre che i miei pensieri prendon una certa piega. Quel che in realtà volevo dire dopo un cappello introduttivo che al di là della mia volontà è durato fin troppo, e me ne scuso, è che l’altro giorno, spiluccandolo in libreria, a pagina 29 del libro di Carver ho trovato un paragrafo che iniziava con le parole

Dieci anni dopo ero ancora vivo

E niente. Mi è sembrata una frase divertentissima e se per voi non lo è neanche rileggendola, mi scuso anche di questo.

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21 thoughts on “Dieci anni dopo ero ancora vivo

  1. Pingback: googlando Z

  2. Secondo me è una frase divertente se uno ha una giornata divertente, se uno invece è un po’ scazzato o ha comunque una brutta giornata quella frase non è divertente…una mia amica che non soo io che ha letto la frase ad esempio alla lettura mi ha detto di aver perrnsato che gli avessere diagnosticato una orribile malattia e che gli avessero concesso pochi mesi di vita e che poi lui invece affermi “dieci anni dopo ero ancora vivo” ma la mia amica (che non sono io) oggi deve avere la giornata brutta e la sua fantasia è tutta brutta! Ah la variabile dell’occhio di chi legge…

  3. scaravento says:

    il tempo, gran cura!

    però dopo dieci anni a scriverci su di un dolore che pensavamo morirne
    non ci avrà schiantato ma segnato temo di si

    così la vedo

    mi piace ma non ci rido su
    ciao

  4. Se non sorridete è perché state applicando un contesto a questa frase che non gli pertiene: è un falso contesto che vi porta lontani dalla verità, cari fratelli.

    Quel che a me diverte di questa frase è che contiene, in sole sei parole, tre livelli temporali diversi, uno in cui il narratore scrive, in cui dice “ero”, che è il presente, uno in un passato imprecisato, i “dieci anni dopo”, e uno in un passato ancora più lontano, dieci anni prima del passato dei dieci anni dopo. E’ ovvio che il narratore è vivo mentre scrive, altrimenti non potrebbe scrivere, e quindi è altrettanto ovvio che nel passato dei “dieci anni dopo” era altrettanto vivo, ed è proprio questa ovvietà che fa sorridere.

    Ma poi, se uno è di cattivo umore, non c’è niente di divertente nel mondo, ma il problema, certe volte, è più nel guardante che nel guardato.

  5. Dieci anni fa stavo per compiere vent’anni. Guardavo me e i miei amici e pensavo che un giorno avrei detto “non sapevamo di avere vent’anni”. Oggi sto per compierne trenta e posso finalmente dirlo. Non lo sapevamo proprio.

  6. “pertiene” è ingiustificabile, siccome “pertinente” viene da pertineo, -es, pertinui, -ere mentre “tenere” viene da teneo, -es, tenui, tentum, -ere.
    ora, uno potrebbe obiettare che “pertinere” viene da per tenere, però nun è che potemo sarta’ all’indietro de du’ generazioni linguistiche, pe’ ffa’ un neologgismo.
    anche pecché, 3000 anni dopo, l’antenato d’una lingua morta, ahò, è morto e stramorto, alimortacci!

  7. Son d’accordo che pertiene è discutibile, però è una parola, se è una parola, che ha un suo fascino, io credo. Ma il discorso non mi sembra pertinente abbastanza, forse.

  8. Eh ma Sor Eio, a me dispiace dell’influenza negativa, lo dissi proprio che dipende da quando uno legge il sorriso o meno. Ora lo dico anche alla mia amica che ha la giornata grigia! Per dire a quella mia amica a fatto ridere una frase di un libro di Pennac, una frase tra le tante che diceva più o meno “Io non muoio, io arroco” e alla mia amica quella frase l’ha fatta ridere perchè la mia amica non sa giocare a scacchi però aveva capito la frase lo stesso e allora era felice e ha riso.

  9. Fatemi capire, si discute di “pertiene”?
    O di “Dieci anni dopo ero ancora vivo”?
    Perchè, seppure la cosa non mi pertiene (e io adoro questa parola), pensarmi a rileggere questo blog tra dieci anni mi fa sobbalzare.
    Tutto qua.

  10. Eio dieci anni dopo ero ancora Eio

    Così suona meglio.

    Il De Mauro – Paravia dice che “pertenére” significa “avere attinenza o relazione con qcs.”, ma è considerato verbo di “basso uso”. Quindi non è così ingiustificabile come dice Beneforti, anche se affonda la sua etimologia (e pare non tornare a galla nel tempo) nel latino “pertinere” (ad es. “ad populum pertinet” = spetta al popolo, oppure “ad me pertinet” = riguarda me).
    Vabbé, un po’ come “ottuso” che si usa molto, ed “ottundere” che sembra una bestemmia….

    Tutto trovato su gooooogle, ovviamente :)

  11. R4 says:

    E’ Einaudi, vero? L’ho letto. Tanto vale leggere quello di minmum fax (“niente trucchi ecc.), che è fatto solo dalle parti più interessanti di questo, mi sembra.

  12. R4 says:

    E intanto oggi il Corriere ha fatto stroncare il nuovo di Nori da uno che apparentemente non ha mai letto niente di suo.

  13. mmm scrivere oggi dieci anno dopo ero ancora vivo…
    un modo simpatico di sperare?
    ma sai che si potrebbero dare tante motivazioni ad una frase così?
    stranissima e riflessiva :)

  14. ieri il mio moroso mi fa: il 20 maggio alla Feltrinelli c’è la presentazione di Tiziano Terzani e io gli rispondo: soccia che sboroni quelli di Feltrinelli a chiamar Terzani, e lui: perché? e io: perché è morto. Comunque era Chicco Testa, per la cronaca.

  15. …e allora vieni con me amore
    sul grande raccordo anulare, che costeggia la capitale
    e nelle notti faremo l’amore
    e se nasce una bambina poi la chiameremo, roooma…

    :-)

    saluti
    gw,

    p.s. nuove foto

  16. ho sempre pensato quando alle elementari, la prima volta, mi trovai ad imparare il futuro anteriore, quanto questo tempo verbale fosse singolare. Peculiare non tanto per la sua forma, ma per quasi lo sdoppiamento del soggetto che implica. Così, dire: “Quando avrò trentanni è probabile che sarò già stato sposato”, ad esempio, vuol dire che io, soggetto e ora, penso che fra del tempo (nel futuro) io compirò un’azione (i trentanni acquisiti) dopo che ne avrò fatta un’altra (contrarre matrimonio). E’ un poco pazzesco, a dire il vero e a dirla tutta…già è quasi surreale ipotizzare una frase al futuro “così futuro”, poi pensare addirittura ad una posizione a scalare di azioni nel futuro mi fa un poco venire le vertigini. A me.

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