Dicevo, l’altra settimana, sono andato a mangiare al centro commerciale. Non l’avevo mai fatto, non so se lo rifarò, non mi giudicate, è andata così. Una cosa che non ho detto è che quel giorno lì, già che c’ero, ho dato una scorsa al cestone dei remainders, dove mettono i libri invenduti prima di mandarli al macero. E’ un mercato interessante, quello dei remainders, e bisognerebbe parlarne, ma per il momento basti dire che è un estremo tentativo da parte degli editori di racimolare qualche soldo prima che i libri invenduti diventino effettivamente spazzatura. Lo so, fa orrore, ma è così. Dal punto di vista del topo, invece, meno. Anche nel cestone c’è da rosicchiare. In effetti, io che sono un topo, nel cestone frugo sempre, e non è raro che trovi qualcosa che mi era sfuggito al momento dell’uscita, vuoi perché costava troppo, vuoi perché ero soprappensiero, vuoi perché ne aveva parlato bene/male qualcuno che ha creato in me un pregiudizio. Però, per pochi euro, si può tentar la fortuna di comprar dei libri che a prezzo pieno non si sarebbero comprati, e a volte si scoprono delle vere perle, o cose che sembrano esser state messe nel cestone proprio per noi topi.

L’altro giorno, frugando brevemente nel cestone del centro commerciale, ho trovato una copia della rivista Aut Aut dedicata a Thomas Bernhard, e non ho potuto fare a meno di pensare che fosse stata messa lì proprio per me. Non posso credere che nel cosiddetto bacino di utenza di quel centro commerciale ci possa essere un’altra persona che possa essere interessata a una raccolta di saggi critici su Bernhard. Forse noi topi crediamo sempre di essere più unici di quel che siamo veramente, però, in questo caso qui, mentre andavo a depositare i miei tre euro nella cassa automatica, mi son sentito veramente un prescelto.