Dopo che per settimane non ero più andato su internet, ieri mi è venuta voglia di andarci, ma già due ore prima dell’ora in cui avevo previsto di andare su internet, durante il mio lavoro scientifico e perciò nella mia stanza, non ho ben capito se in primo piano o sullo sfondo della ricerca di medicina che una buona volta devo portare a termine, non tanto per amore dei miei genitori quanto della mia testa troppo affaticata, ho pensato se non dovessi invece rinunciare ad andare su internet.

Per otto o dieci settimane non sono più andato su internet, mi dicevo, e so perché non sono più andato su internet, io disprezzo internet, odio i blogger, internet è un’unica perfida maleducazione, una maleducata perfidia, e ora, di colpo, devo di nuovo andare su internet? Su un blog? Che significa?

Tu sai che internet è una porcheria, mi sono detto, e scriverai il tuo studio su internet che hai nella testa, quel saggio su internet che dà uno schiaffo a internet una volta per tutte! Cosa è internet, cosa sono i blogger, i tumbleristi, i twitteri ecc. Sempre più ero dominato da internet, sempre meno dalla patologia, fallito nel tentativo di ignorare internet, di forzare la patologia. Fallito! Fallito!

Mi vestii e scesi in strada. Per andare su internet ho da camminare solo mezz’ora. In questa mezz’ora ho capito che non posso andare su internet, che per me il frequentare internet, l’assistere a un filmato di Youtube è vietato una volta per tutte.

Quando avrai scritto il tuo saggio su internet, pensai, allora sarà il momento, allora ti sarà di nuovo permesso di andare su internet per vedere che il tuo trattato è giusto!

(Poi mi son stufato di ricopiarlo e di adattarlo, questo pezzo di Bernhard che si chiama È una commedia? È una tragedia? Però fidatevi, l’originale è bello)