Ho delle immagini strane in testa. Io e Polli stiamo scappando. Ci son gli zombi che ci inseguono. Ci rifugiamo in una stanza, una cucina. Una cucina tutta bianca, con la porta bianca, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico. Chiudiamo tutto, ma non abbiam neanche il tempo di vedere se ci son delle altre stanze che sentiamo grugnire e battere alla porta. La porta, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico, si spacca, entra uno zombi, grugnente e con una faccia ripugnante. È uno che conosco, un sessantenne, del mio paese. Son sorpreso. Pensavo fosse vivo. Anche lui è sorpreso, evidentemente, perché appena entrato diventa mansueto tutto d’un colpo. Sta lì. Sembra che aspetti che gli tagliam la testa. Perché lo san tutti, che agli zombi bisogna, tagliargli la testa. Lo sa anche lui, perché, tutto da solo, si inginocchia e appoggia la testa al tavolo, bianco, presumibilmente di truciolato rivestito di laminato plastico. Penso a come fare, perché il coltello non basta, e una motosega, avercela. Apriamo tutti i cassetti, ma non troviamo una soluzione. Passano quelli che mi sembrano lunghi minuti, e poi mi sveglio. Ho in bocca un sapore come di cipolla andata a male. A cena in birreria, bella idea del cazzo.