… (“Cos’hai?” ha detto Monica), cos’ho? l’intero universo sta scappando, Monica, a una velocità vertiginosa, cioè si sta diradando, le galassie sempre più lontane l’una dall’altra (“Le Galassie?”), sì, le galassie, che sono vortici di polvere, anzi sono vortici di scintille, qualcuna che brilla al massimo, altre già spente, cenere, vortici di scintille e di cenere che si allontanano, girando, come le trottole. E attorno a una scintilla, su un granello di cenere tiepida che ruota e che finirà dispersa, prima o poi, o inghiottita dalla sua stella gigante rossa, su un punto di questo granello che un microscopio farebbe fatica a vedere, in un angolo di stanza dalle finestre socchiuse, in cui penetra un po’ della radiazione elettromagnetica della banda visibile, ecco, lì dentro, c’è un agglomerato di molecole minimo, che sei tu Monica sdraiata di pancia, che giri insieme al tutto universale, ed evaporerai, disperdendoti, come evaporerò io stesso, e Barbieri, come evaporerà Gianluigi, che però se fosse già evaporato l’anno scorso, ad esempio, sarebbe meglio. O fosse stato risucchiato da qualche entità extraterrestre come tipico oggetto di studio, e poi messo nella condotta di scarico in quanto già usato e inservibile.

(tratto dalle pagine 148 e 149 di quel libro meraviglioso (proprio perché pieno di meraviglie) (che bella parola, meraviglia) che è Storia naturale dei giganti, di Ermanno Cavazzoni, che sto leggendo molto lentamente, un po’ per assaporarlo meglio, e un po’ perché non ce la faccio a leggerlo velocemente)