Io, son fatto così.

Son quasi tre anni che ho l’ufficio qua, e c’è uno che abita nel palazzo vicino, uno che, due tre volte la settimana, lo vedo che è lì che gira, e allora, io son fatto così, dopo che vedo uno un po’ di volte, mi vien automatico di salutarlo.

Che cosa ci posso fare, son fatto così.

Però si vede che anche lui è fatto così, cioè, è fatto a modo suo, non come me, ma come se stesso, perché infatti, tutte le volte che io lo saluto, lui fa finta di niente, tira avanti per la sua strada, come se io non lo avessi salutato, come se non si accorgesse che io due tre volte la settimana, da qualche anno, lo saluto.

Niente, non mi ha mai salutato.

Mai.

Ma io son fatto così, io continuo a salutarlo lo stesso, quando lo vedo, e forse lo saluto con ancor più grande cordialità, perché, in un certo senso, mi dà ancor più grande piacere, salutare uno che già sai che non risponderà al saluto.

Solo che l’altro giorno mi ha spiazzato.

L’ho visto, l’ho salutato, e dopo che l’ho salutato, lui ha alzato impercettibilmente il mento.

Mi son sentito ripagato di tre anni di saluti gratis.

Mi è bastato, ché io, son fatto così.