L’altra sera non sapevo se andare al concerto jazz che c’era a Boves oppure all’altro concerto che c’era qui sotto, poi m’è arrivato un messaggio di un mio amico che mi diceva che probabilmente in serata sarebbe passato di qui e allora mi son detto, lo aspetto, così poi decidiamo insieme dove andare.

Allora ho preso la sdraio, l’ho messa sul balcone, e mi son messo a leggere un libro che si chiama Gli ultimi giorni di Immanuel Kant, alla luce naturale. 

A un certo punto mi suona il telefono, era un mio amico, non quello che mi aveva mandato il messaggio, ma un mio amico che adesso è in vacanza, che mi chiamava per una questione urgente che non riusciva a dirimere, non si ricordava più da dove veniva la parola Minimmi.

Minimmi? Forse Mimimmi, gli ho detto, ma lui mi ha fatto lo spelling, la compitazione, come il mio professore di inglese traduceva la parola spelling, e voleva dire proprio Minimmi, con la enne, e allora io gli ho detto guarda, i Mimimmi, o Minimmi (ché se uno ha un refuso nel cervello delle volte vien difficile, correggerlo) (che poi mi ha messo il dubbio anche a me, che magari non sia davvero Minimmi? Che abbia ragione lui?), gli ho detto guarda, i Mimimmi son degli strani individui che contrastano l’invasione italiana del pianeta rosso nel film Fascisti su Marte, rosso pianeta bolscevico e traditor, Fascisti su Marte, con un moschetto e un me ne frego dentro il cuor.

Lui mi ha detto grazie che gli avevo salvato la notte che con un dubbio così non ci avrebbe dormito.

Poi allora mi son rimesso a leggere, con la luce naturale che andava scemando, e poi, a un certo punto, mi son reso conto che avevo dormito, avevo dormito due ore lì fuori sulla sdraio con il libro in mano, saran state le undici e mezza, ed ero tutto storto come quando uno si addormenta che non se l’aspetta, son rientrato, son andato a letto.

So much for a saturday night, con buona pace di Kant e i Mimimmi