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Al di là del vetro

Quando è morta mia nonna facevo le medie, e mi ricordo di quei due giorni passati in camera mortuaria, senza niente da fare se non salutar gente, dire le stesse cose a tutti, e ogni tanto, pregare o far finta di.
Stavo lì nell’ingresso, dove da un lato c’era la porta della sala d’aspetto, e dall’altro il corridoio che portava alle sale mortuarie. Davanti alla porta d’ingresso c’era una vetrata, e al di là del vetro stava un inserviente.
Mi annoiavo, un po’ leggevo, un po’ guardavo quel che c’era, quel che succedeva. Succedeva poco.

Mi ricordo di un momento in cui avevano chiamato l’inserviente, l’avevo visto mettersi il camice e i guanti di lattice, l’avevo sentito parlare, avevo capito che da sopra, dall’ospedale, era arrivato un morto, e bisognava vestirlo e metterlo nella cassa. Avevo sentito armeggiare, avevo provato a guardare, ma la porta era chiusa, l’avevo visto uscire e poi rientrare, e poi l’avevo visto rientrare al suo posto, al di là della vetrata.
Che lavoro, pensavo. Chissà come si fa ad abituarsi.
Al di là del vetro, l’avevo visto togliersi il camice e i guanti, poi l’avevo visto chinarsi per cercar qualcosa, poi si era rialzato in piedi e ho visto che si stava mangiando un bel panino.

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0 thoughts on “Al di là del vetro

  1. Giancarlo Tramutoli says:

    L’Anonimo, di cui sopra.
    Per dire che la vicinanza con la morte favorisce reazioni vitali: appetito, sesso, gioia di vivere.

  2. Stavolta sono io la persona orribile: ero all’università, arriva la mia professoressa visibilmente sconvolta, colle guance rigate dalle lacrime. Ho pensato Sarà disperata per la crisi, la Gelmini, Tremonti, il decreto 133 e tutto il resto, e non curante le chiedo: Professoressa, scusi, ma c’è lezione oggi?

    Mi sa che è morto suo nipote. Tatto da elefante.

  3. passavo (con l’auto) tutte le mattine alle 7 da un cimitero per tagliare il traffico della mattina.la cosà strana è che la strada passava proprio all’interno del cimitero, tra le cappelle! Anche lì c’è un paninaro accanto al fioraio!

  4. Io prima di essere una persona orribile sono un idiota. Quando è morta mia zia hanno sistemato la stanza di mia nonna per la veglia. Quando hanno smantellato tutto per portarla in chiesa ho saluto i becchini con un solenne “arrivederci”. -_-”

  5. quando è morto il mio babbo ero scossa e infastidita da tutti quei gesti che facevano le persone che con la morte ci avevano a che fare quotidianamente. trovo urticante la metodicità dei becchini.
    (allegriaa)
    maf

  6. Pingback: e io che mi pensavo » E quinci il mar da lungi

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