vita di blogger

Pescare come metafora

C’era Salvemini, che si era lì al bar che si discuteva, e quando la discussione si faceva un po’ più animata, lui si alzava e diceva Bon, vado a pescare. Se andasse o non andasse poi non si sapeva mica.

C’era Curti che diceva a sua moglie che andava a pescare e poi andava dall’amante. Poi mentre tornava passava dalla pescheria, prendeva tre o quattro pesci e poi diceva a sua moglie Guarda che belle trote che ho preso.

C’era Blesio che andava a pescare tutti i sabati, tornava sempre carico di pesci e poi sua moglie cercava sempre di rifilarceli a noi, visto che a casa sua il pesce non lo mangiava nessuno.

Io quando conosco delle persone nuove, per capire bene di che pasta son fatte, mi verrebbe sempre da chiedere Ma te, sei mica uno che va a pescare?

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39 thoughts on “Pescare come metafora

  1. kutavness says:

    C’era Kutavness che considerava la pesca una delle attività più noiose mai concepite da mente umana, e da piccolo odiava suo padre quando gli dava una canna da pesca e lo portava con sé nelle Valli di Comacchio. Tornava a casa ustionato, senza un pesce e orrendamente butterato dalle zanzare.

  2. S. says:

    io non so se te lo ricordi Bertini.
    che s’era lì al bar che si discuteva, e quando la discussione si faceva un po’ più animata, lui si alzava e diceva bon, vado a Pescara.
    e c’andava sul serio.
    perchè, non s’è mai capito.

  3. transit says:

    Essere bitorzolati dalle zanze è un conto, un altro dalla propria fidanzata o moglie, un altro ancora dalle trote e dai pesci del vasto e perigliosa mare e un altro ancora dai pesci di terra ferma. Spesso codesti tipi di intrattenimenti-pescaggi sono in antitesi e poi alla fine, secondo Salvemini, il Curti e il Blasio è solo una faccenda intrinseca del far quadrare il cerchio. Che gli alberi crescono dritti o curvi e la gente a dire Difficile far quadrare il cerchio, razionalmente parlando. Che occhio non vede cuore non sente e che tutti vivono con le camere a compartimento stagno. A volte, ma direi quasi al 99%, al di là del risultato del pescaggio, far quadrare il cerchio attiene più ai ghirigori della mente che pittosto a quelli del corpo e delle mani e delle relative dita che armeggiano e palapano e s’industriano negli incavi, nelle fessure e nelle zone lisce e glabre e perpiendicolari e morbidi e succosi e deliziosi e Silvia rimebri ancora che i posteri contemporarnei possan dire Eh, il cervello è una sfoglia di cipolla. Infatti, i pesci di terra ferma sono tutto un programma di lingue, tocchi, parole, battute,occhi che s’infiltrano e pretendono di far poesia e ritocchi, risate, cuore che pompa e palpiti e voli e metafore scambiate per nuvole e quindi non di soli abboccamenti di vermi bigattini bianchi, coreano vedastri e califoniano rosso peperoncino impiccati all’amo. Pescare secondo Salvemini, il Curti e il Blasioe ma anche per don Michele è un’attività filosofico-corporea e metereologica, per esempio quando devi andare in bagno. Si può pescare anche standosene impelagati nella propria vasca da bagno o sotto la doccia, ma le metafore si scocciano se poi, viene tua la moglie, o tuo marito e dice Ah!, tu stai qui, nel bagno di casa nostra.
    Tu muto. E le metafore, giustamente, insieme alla pesca dicono Era meglio andare al lago, al fiume e al mare.
    Che se pure non hai messo la lenza e l’amo, in pescheria ci passi, compri e via. E sul tardi ripensando alla mattinata pensi C’ho ancora l’odore di metafora in bocca e sulle mani. Che in questi casi, son metafore col buco.

  4. io ci ho provato una volta e mezzo, a pescare.
    la mezza volta la dice lunga sul quanto mi sia divertito la volta intera.

  5. Misskappa says:

    Probabilmente non sei mai stato a pescare a Peschiera del Garda o a Pescara o a Pescorocchiano o a Pescate o a Pescolanciano o a Peschiera Borromeo, lì si che ci si diverte.

  6. kutavness says:

    @ Misskappa: ci sono quelli di Pescocostanzo che ti stanno cercando con delle torce in mano. ;)

  7. Misskappa says:

    O ricco. Invece viaggio tra Pesco Sannita (BN) e Pescopagno(PZ) alla ricerca di pesci ma tutti mi dicono che a Pescaglia (LU) e a pescsolido (FR) si pesca di piu’.
    Sarà mica una metafora…

  8. eibisi says:

    Anche raccogliere le pesche può essere pescare come metàfora.
    O anche metàdrinta, dipende dal punto di vista.
    Sarà l’aria di qui?

  9. mitch says:

    un mio amico si pigliava un trip e poi andava in barca al lago a pescare per tutto il giorno. non l’ho mai capito, ma lui diceva di divertirsi. voglio dire, c’e’ gente che si diverte a collezionare francobolli. o lattine usate. o bustine di zucchero. o….

  10. Luogosergente says:

    Il mare è piatto come l’olio. Sono le 5 del mattino di una mattina di luglio, poca luce ancora ma fa già caldo. Il sole sta sorgendo alle mie spalle mentre la prora è dritta verso l’isola di San Pietro avvolta dall’oscurità. Le luci distanti delle petroliere ormeggiate alla fonda silenziose e giganti, sommerse dal fetido carico liquido. Il fragore della scia di prora che fende il mare e il 25 cavalli fuoribordo che spinge creano una sinfonia e si è già sul punto esatto trigonometrato a occhio con la costa. Silenzio. Odore di miscela e diossina che arriva dal porto. La lenza scende già.10 metri, 20 metri.. 40 metri.. ci siamo. Il fondale è buono si sente il fondo pietroso. Silenzio. Piccoli tocchi sulla lenza tenuta sull’ indice. Pesci piccoli ma non ce la faranno a sottrarmi l’esca. E quella parte della cozza che produce il bisso non si puo strappare via con dei morsi da pesce fesso. Ecco ora uno strattone lungo ma bisogna aspettare, quanto? 2 o 3 decimi di secondo poi bisogna “dare una mazzata forte”. Preso. E’ lui un “pizzuto”. No sarà piu di 100 grammi ma tira come un dannato. Tiro su senza dargli un millimetro di lenza. Una recupero continuo, incessante. Eccolo lo vedo. Metto la mano fuori dalla barca tenendo la lenza recuperando con la sinistra, lo prendo dalle branchie ed è gia nel secchio a sbatacchiare con la coda, martellante, incessante. Mentre la lenza scende di nuovo.

  11. Magica says:

    L´unica pescata cha ho fatto in vita mia a otto anni d´etá è stata a una festa della chiesa dove si pescavano i numeri e quanto più alto fosse il numero, maggiore era il premio. Ero riuscita a prendere un numero altissimo, tipo diecimila e rotti e mentre facevo i salti, immaginando chissà cosa, leggo su un cartellone : i numeri sopra il diecimila non avranno diritto a premio, sono il vostro contributo volontario per la nostra chiesa.Grazie.
    Che cretini !

  12. Azaz says:

    pensa te che io son uno che chiede “Ma te sei mica uno che c’ha un blog?”
    Con una puntina di ironia tra l’altro (sorrido sotto i baffi mentre scelgo il galleggiante…)

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