Perché io, se dico una cosa, la faccio. Non sono uno di quelli che dicono Oggi chiudo il blog, e poi l’indomani scrivono lo stesso, come se nulla fosse, dicendo che era uno scherzo, che era un modo per attirare le attenzioni su di sé; non sono uno di quelli, niente affatto. Ho detto che non avrei scritto per una settimana, e non ho scritto per una settimana.
(il fatto che non avessi il computer e fossi lontano da qualsivoglia tipo di rete wi-fi non ha avuto alcun merito in questo, davvero, perché poi era comunque pieno di internet point, nel posto dov’ero, ma andare in un internet point, sapete, significa usare il computer di un altro, che è una cosa che se posso evitare, evito, perché usare il computer di un altro mi sembra un po’ come cagare nel cesso altrui)
Gli oulipiani parlano di se stessi come topi che vorrebbero uscire dal labirinto che si sono costruiti*, gli oulipiani si danno regole assurde per scrivere e poi le devono rispettare, tipo scrivere un romanzo senza la lettera E, oppure scrivere un romanzo palindromo, che si possa leggere da destra a sinistra come se lo si leggesse da sinistra a destra; io ho deciso di darmi quella che secondo me è la regola definitiva: scrivere senza scrivere, che è una regola che bisogna usare, ogni tanto, perché a volte, scrivere senza scrivere, è molto meglio che scrivere scrivendo.
Ci dovresti provare anche tu che leggi, ogni tanto, a seguire questa regola dello scrivere non scrivendo: vengon fuori delle opere bellissime e immortali, opere che morirebbero, se fossero trasferite nella parola scritta.
Per esempio, io, la scorsa settimana, ho scritto un post telepatico, e chi ha avuto la mente abbastanza aperta e ricettiva sarà rimasto abbacinato dalla sua bellezza e autenticità, era un post da immediato aha-erlebnis, da immediato satori, e trasferito sulla pagina, sullo schermo, perde molto, della sua virtù, ma non disperate, genti non elette, se non avete potuto sentirlo, per deficit vostri o del mondo che vi circonda, io, pur consapevole che questo post, per scritto, perderà tutto il suo valore, lo scriverò lo stesso, perché non mi piace, non mi piace affatto – scusate, m’era suonato il telefono – non mi piace affatto che queste divine opere dell’intelletto vadano perdute, e quindi, eccolo qui.
Diceva
ziqqurat
kaiserslautern
(adesso, a vederlo, quasi quasi mi piace anche per scritto)