Ci sono un astrofisico, una interprete/traduttrice, e uno sfigato (che poi sarei io); sembra un inizio di una barzelletta ma non lo è, ci sono un astrofisico, una interprete/traduttrice, e io, che, da un paio d’anni ormai, si son fatti/ci siamo fatti, tra di loro/tra di noi, una specie di gruppo d’ascolto di un telefilm americano che ci piace, un telefilm che si chiama Lost. Tutti e tre lo guardiamo in contemporanea con l’America, lo trasmettono il mercoledì notte, e salvo rarissimi casi il giovedì sera siam lì a scambiarci mail con le nostre impressioni, con quello che abbiam capito della puntata, degli indizi, dei misteri svelati, e mi son accorto che un paio di settimane fa, in un rapido scambio di messaggi con l’astrofisico, ci sentivamo furbi ad aver capito delle cose, ci dicevamo bravo a vicenda, mi son accorto che ci sentivamo furbi per aver capito delle cose che in realtà gli sceneggiatori, i registi, i produttori, senz’altro volevano che noi capissimo, e mi son accorto quindi che tanto furbi non siamo, se ci sentiamo furbi a capire cose che per forza, per seguire bene la serie, dobbiamo capire, e secondo me, questa cosa qui, si presta a considerazioni di carattere più generale, solo che non ho capito ancora bene quali.