Lavoro da anni all’Unesco e presso altri organismi internazionali, nonostante ciò ho saputo conservare un certo senso dell’umorismo e specialmente una notevole capacità d’astrazione, voglio dire che se un tizio non mi piace lo cancello immediatamente, e mentre lui parla e parla io passo a Melville, e intanto quel disgraziato crede che lo stia ascoltando. Così, se mi piace una donna posso astrarle i vestiti non appena entra nel mio campo visivo, e mentre lei mi dice che oggi c’è un tempo infame, io trascorro lunghi minuti ad ammirarle l’ombelico. Qualche volta è quasi malsana questa mia dote.

Stimolato da alcune conversazioni dell’ultima settimana, sto rileggendo Storie di cronopios e di famas di Julio Cortázar, perché nonostante ne ricordassi con sommo piacere alcune parti, mi son accorto di essermi dimenticato di alcune altre che son altrettanto belle. Se non l’avete ancora letto, ve lo consiglio, davvero.

Riguardando questo paragrafetto che ho appena scritto, mi son accorto di aver scritto Sto rileggendo, che mi fa venire in mente che una volta c’era una conferenza, e un giovane scrittore aveva detto, così, en passant, con fare saputo, che stava rileggendo Dostojevskij. Poi dopo un mese era uscito il nuovo libro di questo giovane scrittore, e mentre ero in macchina avevo sentito che lo intervistavano alla radio, e lui, così, en passant, con fare saputo, aveva detto che stava rileggendo Nietzsche.

E niente, mentre ho riguardato il paragrafetto qui sopra dove ho scritto Sto rileggendo ho pensato, guarda questo qua che fa finta di rileggere cose che non ha mai letto per darsi l’aria del saputo, poi ho pensato che ero io, e che l’avevo già letto davvero. L’avevo già anche citato, persino. Ma non ci crederà nessuno. Io, fossi in me, e non sapendo che son io, non ci crederei.