Il “wall of sound” di Phil Spector è una delle grandi invenzioni degli anni ’60. Quello stile di produzione trasformò la canzone in mini-sinfonia, non tanto per l’uso dell’orchestra (che era d’uopo nella musica leggera) quanto per lo “spessore” del contrappunto. Spector non usava una batteria, ne usava tre. Spector non usava un pianoforte, ne usava due. E vi sovrapponeva campane, timpani e triangoli. Il risultato era un sound eccitante a prescindere dal ritornello e dal ritmo.*

C’è un mio amico che scoreggia come Phil Spector.

Poi, c’è un altro mio amico che scoreggia in dolby surround.