Adesso salterà fuori che lo san già tutti, ma io c’è una cosa che ho scoperto in questi giorni che non mi sembra sano tenermela dentro; allora io la dico, poi, come si dice, chi s’è visto s’è visto, io me ne son liberato, se qualcuno lo sapeva già dirà che lo sapeva già, se qualcuno non lo sapeva ancora dopo aver letto lo saprà.

C’è questa canzone di Benigni, dei tempi in cui Benigni non metteva ancora Dante e sua moglie in posti dove secondo me poteva anche farne a meno, c’è questa canzone che si chiama L’inno del corpo sciolto, che è un inno, come dice il nome, un inno a quel sano procedimento per liberarsi dai prodotti secondari del metabolismo basale. (Lo so che son cose di cui non si parla volentieri, ma in fondo è una cosa che fai anche tu tutti i giorni, e se non la fai tutti i giorni, hai dei problemi.) (Io una volta in inghilterra son stato 11 giorni senza farla, era un problema.) (Tra le persone che conosco, comunque, è il record assoluto, e sono fiero di me stesso.)

Il finale dell’Inno del corpo sciolto, lo conoscerete tutti, se non lo conoscete qua c’è il video, dice

cacone!
puzzone!
merdone!
stronzone!
la merda che mi scappa
si spappa su di te!

E niente, l’altro giorno ho cominciato Gargantua e Pantagruele di Rabelais (avrei potuto dire Sto leggendo un classico francese del cinquecento, così, per darmi delle arie), e, nel capitolo tredicesimo del primo libro, ho trovato Gargantua che recita questi immortali versi:

Cacone,
Puzzone,
Pettone,
Merdoso,
La Pappa,
Che ti scappa,
Si spappa,
Su me,
Cacone,
Stronzone,
Merdone,
Che ti venga una brutta malattia,
Se i tuoi
Sporchi
Buchi
Non ti pulisci prima di andar via!

Vedi a essere ignoranti, ci si mette degli anni a coglier le citazioni. Anche sulla merda.