Un giorno ero qui a Cuneo a un corso dove convergevano i bancari piemontesi e liguri del gruppo per il quale lavoravo e mi è capitato, parlando, di scoprire che dei colleghi di Savigliano, città della provincia, appunto, di Cuneo, che sarà distante più o meno una trentina di chilometri, di scoprire, dicevo, che questi colleghi non avevano idea del perché Cuneo si chiamasse Cuneo. Allora gli ho spiegato che noi di Cuneo siamo famosi per la nostra fantasia, fin dalla notte dei tempi, e infatti il nome Cuneo non è una bastardizzazione di un qualche nome latino che solo per caso assomiglia alla parola

cù|ne|o*
s.m.
1 CO prisma a sezione triangolare di legno o di metallo terminante con uno spigolo acuto, usato per fendere o spaccare pietre, legname, ecc. | ciò che ha tale forma; superficie a forma triangolare: un c. di mare che si insinua nella costa | zeppa
2 TS mat., figura solida costituita da un prisma a sezione di triangolo per lo più isoscele

no, non è un caso, è così. È stato con grande stupore che i miei colleghi saviglianesi hanno appreso che Cuneo è una città che coincide morfologicamente con il suo toponimo (questa frase suona molto bene, non è vero? Ci ho pensato su cinque minuti mentre ero al telefono con un cliente), Cuneo si chiama così perché si trova su un altopiano alla confluenza del torrente Gesso e del fiume Stura di Demonte, e trovandosi proprio in mezzo, ha la forma di un Cuneo. Non è facile concepire una cosa del genere se non si ha la proverbiale e abnorme fantasia dei cuneesi. Un giorno devo raccontare delle mie teorie sulla triangolarità della città, sul suo essere organo sessuale femminile d’Europa (Tiziano Scarpa* non sarebbe d’accordo, ma è evidente che ho ragione io), sui sette assedi e sulle linee di forza che la attraverserebbero; per intanto, vi basti quel che ho appena scritto: se per la vostra strada incontrerete un saviglianese, potrete stupirlo con cose che voi sapete e lui non sa, anche se non sono sicuro che la cosa si applichi a tutti i saviglianesi o solo ai saviglianesi bancari, ché, sapete, i bancari sono un po’ una specie a parte: fidatevi, io lo so, l’ho vissuto.