Uno fa finta di saperla lunga, ma ci sono parole che proprio non riescono ad attaccarsi dentro la tua testa, e tutte le volte che le senti ti dici Porca miseria questa parola la conosco, ma guarda te se mi viene in mente cosa vuol dire, e allora tutte le volte che la trovi, questa parola, ti vien voglia di andare a guardar sul dizionario a veder cosa vuol dire, e speri che questa volta ti si attacchi dentro, e invece non si attacca mai; forse hai la testa troppo vecchia, come quello scotch che usavo l’altro giorno per attaccare un volantino alla vetrina, ci provavo e riprovavo ma non attaccava più, era vecchio, peccato, ne avevo ancora tanto, di quello scotch lì, e non l’avevo comprato neanche da troppi anni, epperò non attaccava più, proprio come la mia testa, solo che la mia testa non la posso mica rimpiazzare, non posso mica andare in un negozio a comprarne un’altra; la testa, uno si tiene quella che ha, la testa è un elastico, e, come diceva uno che non so più chi è, il destino degli elastici è quello di perdere la loro elasticità.
 
Comunque la parola era Schadenfreude, e mi segno qua quel che vuol dire così magari me ne dimentico di meno, è un termine tedesco che significa “piacere provato dalla sfortuna dell’altro”. C’è persino un bellissimo proverbio tedesco che dice che La Schadenfreude è la forma di gioia più perfetta (perché viene dal cuore).