Stavamo tutti bene
martedì 27 ottobre 2009
L’altro giorno ero fermo nel parcheggio di un autogrill che armeggiavo col cellulare, guardavo un sito che mi avevano mandato via posta elettronica, e mi son accorto che dal parcheggio dell’autogrill si vedeva il mare, e il cervello, non so, mi ha fatto associare il telefono e il mare, e mi ha fatto ricordare di quando da piccolo andavo al mare a Vallecrosia, località ligure mischiata alle altre sull’asse Ventimiglia Camporosso Vallecrosia Bordighera. Tra l’altro noi si raggiungeva la spiaggia attraverso una viuzza chiamata Via Rattaconigli, che era una viuzza situata esattamente sul confine tra il comune di Vallecrosia e il comune di Bordighera, e se non fosse stato per quella viuzza il confine tra i due comuni sarebbe stato impercettibile, tanto le case sono unite senza soluzione di continuità, come si dice. Quella strada, Via Rattaconigli, aveva la particolarità di essere divisa a metà: nella sua ipotetica linea di mezzeria correva il confine che separava Vallecrosia da Bordighera, e essendo che la strada portava alle spiagge del comune di Vallecrosia, la metà della strada che apparteneva al comune di Vallecrosia era asfaltata, mentre la metà che apparteneva al comune di Bordighera no. Sterrato. Non so come sia adesso, magari si son messi d’accordo i due comuni e l’han fatta asfaltare uniformemente, ma allora, nel millenovecento e fischia, era così, a parlarne adesso sembrano molti anni, e in effetti sono molti anni, anche solo a veder quante cose son cambiate, sarà di sicuro cambiata anche questa, ma di sicuro son cambiati i telefoni. Perché quel che mi è venuto in mente mentre armeggiavo nel mio telefono cellulare in quel parcheggio dell’autogrill mentre mi ero accorto che si vedeva il mare, è che quando noi si andava al mare a Vallecrosia, per telefonare bisognava andare al bar che c’era sulla Via Aurelia, chissà se c’è ancora, il bar, e dentro il bar, passato il bancone, nella stanza là in fondo, verso sinistra, prima del bagno, c’era una cabina di metallo, tutta imbottita, e se ci penso adesso, dalle dimensioni e dall’aspetto, come me lo ricordo, poteva essere anche blindata, tanto assomigliava a una cassaforte; aveva solo un piccolo vetro verticale a zigrinature orizzontali, sulla porta, che permetteva di capire se c’era qualcuno dentro senza rovinar la privacy. C’era una luce, dentro, e uno sgabello, e una mensola su cui stava la guida del telefono. Poi c’era il telefono, che non era mica a gettoni, quelli c’erano già, e già affiancavano la moneta corrente, te li ricordi?, non era a gettoni, era apparentemente un comune telefono a disco da parete, grigio, a scatti. Tu entravi in questo sarcofago, e telefonavi; poi uscivi, andavi al bancone, il barista ti contava gli scatti, pagavi, magari ne approfittavi per un ghiacciolo, poi uscivi, e a pensarci adesso, mentre ero lì nel parcheggio dell’autogrill che facevo cose turche col mio cellulare, era proprio un bel casino, telefonare ai nonni per dire che stavamo tutti bene.



58 commenti
io a te ti voglio bene. l’ultima volta che ho telefonato così ero ad atene. c’erano già i telefonini ma non funzionavano ancora all’estero perciò bisognava andare nelle cabine, comprare le schede. avevo 23 anni, forse 24. quindi più o meno l’altro ieri. una cosa così :)
dici la verità l’hai scritto apposta questo post così che ora tutti ci ricordiamo delle cabine del telefono nei bar e ci struggiamo di nostalgia. tu vui farci piangere!
la mia cabina era nella saletta di dietro del bar dove stavano i videogiochi e il bigliardino. e mi ricordo che la mia telefonata era sempre la stessa: “mamma essenti non torno a cena sto in giro un altro po’”
era sempre bello fare quella telefonata.
poi andavo alla cassa, pagavo e ci aggiungevo una caramella.
ma voi ve lo ricordate quando i gettoni valevano 50 lire ed anche i ghiaccioli costavano 50 lire poi una estate i gettoni son diventati del valore di 100 lire e così con lo stesso unico gettone di prima potevi avere due ghiaccioli. poi sono aumentati anche i ghiaccioli a 100 lire ma l’anno successivo i gettoni non valevano più 100 lire ma 200 lire e quindi di nuovo si potevano avere due ghiaccioli. poi hanno aumentato i ghiaccioli a 200 lire ed io ricordo che avevo messo da parte tutto l’inverno tutti i gettoni che trovavo per il cambio dell’estate successiva ma non è successo niente.
già.
e ora per un ghiacciolo ci vuole un euro e fischia.
e fa pure schifo.
(maledetti telefonini)
una volta sono tornato a casa col pullman, eravamo in villeggiatura in montagna. Arrivato al paese il pullman ha deviato e mi sono ritrovato a 5 chiilometri dal bar in cui avevo appuntamento con i genitori, per farmi portare su a casa (a 16km di montagna più su). Per farla breve ho cercato un bar, ho telefonato a casa ma non rispondeva nessuno… erano scesi giù al paese a prendermi. Ho aspettato un’ora giù al bar a guardare il biliardo che tornassero a casa e poi di nuovo giù a prendermi… avoja a ghiaccioli nel frattempo!
O in provincia di Cuneo andiamo proprio tutti negli stessi posti, oppure è un caso se non ci siamo mai pestati i piedi.
Il ricordo che ho di quella cabina era nel bar del paese di nascita di mio padre, dove trascorrevamo le vacanze estive. Io e mia sorella andavamo a chiamare la nonna per dirle che stavamo bene. Non so più quanto tempo sia passato da allora.
Ma sapete, io vi ascolto che dite che telefonavate tutti ai nonni per dire Stiamo tutti bene (che Mastroianni io lo adoro ma non c’entra adesso). E io penso che non telefonavo mai a nessuno perchè mia nonna viveva con noi e veniva sempre con noi, anche in vacanza, ad Arma di Taggia, che allora nemmeno sapevamo che fosse così vicina a San Remo perchè mio padre arrivava, parcheggiava e riprendeva la macchina solo per tornare a casa. Però in montagna c’era un telefono così e poi era il periodo di Piange il telefono, oppure Buonasera Dottore, che sono canzoni che non si potevano scrivere col cellulare, secondo me. Ci voleva il telefono grigio della SIP, col disco bianco dei numeri che giravamo e facevano rumore e il contascatti che ti sembrava che ti stessi concedendo un lusso immenso, scatto dopo scatto. Ma com’è che siamo tutti così nostalgici, eh? Alessandro, perché, eh?
Ma chi è nostalgico? io non son mica nostalgico? ti pare che sia nostalgico? io vado nei posti, vedo le cose, ci son le situazioni che mi ricordano delle altre situazioni, poi dopo esser nostalgici, io non so, ma secondo me è un’altra cosa. anzi io senza il cellulare, il mio cellulare, mi sento un po’ perso, per dirne una.
però i telefoni a gettone erano un affare: giravamo tutti quelli della zona a schiacciare il pulsante rosso di restituzione del gettone e -soprattutto nelle stazioni del treno o della metropolitana- ogni tanto te ne saltavano fuori anche 5 che negli ultimi anni erano come 1000 lire. invece le cabine blindate me le ricordo allo spaccio della caserma di chieti: erano 10 e dicevano ce ne fosse una da cui potevi chiamare col filo, ma non l’ho mai trovata.
E l’odore, lo stesso in tutte, di quelle cabine?
Io i gettoni li ho vissuti poco e ricordo che valevano 200 lire mi sembra,tra l’atro mi ricordo che al paese delle vacanze mi perdevo sempre e dovevo chiedere indicazioni per tornare a casa.al giorno d’oggi con tutti i navigatori che ci sono avrei risolto tutti i miei problemi..ma se ci penso meglio così perchè infondo forse mi piaceva perdermi e chiedere in giro agli anziani del paese,i vecchi di una volta avevano un fascino tutto loro .
Alessandro, tra tutto ciò che potevi “evocare” senza voler evocare, la nostalgia del cellulare proprio no. Ritròvati dai, anche se resti senza di Lui. Per dirne un’altra.
Quindi ha ragione B e hai nostalgia del cellulare, quando non ce l’hai? Che poi la nostalgia mica è una malattia. Almeno credo. Da bambino, mi ricordo, mia cugina grande c’aveva un moroso militare, e era sempre triste. Dicevano i grandi che c’aveva la ‘nostalgia’ e facevano l’occhiolino, ma io mica sapevo a cosa si riferivano.
Bye
(non so se c’entra, ma a un certo punto avevo scritto nostaglia, che per me è anche meglio…)
L’odore delle cabine, è vero: puzzavano tutte uguale.
Come l’odore che ti lascia addosso il treno, indipendentemente dalla tratta.
E i gettoni a 50 lire, certo che me li ricordo! :D
Io col cellulare che avevo prima non avrei mai avuto nostalgia del cellulare, nei momenti in cui non ho il cellulare, ma con il cellulare di adesso sì, che quando non ce l’ho, ci ho la nostalgia, e secondo me, se tu avessi il mio cellulare, anche tu, non avendolo, avresti nostalgia, ma il mio cellulare non ce l’hai, e ne hai uno tuo, e quindi non puoi mica aver nostalgia del mio, visto che non è tuo ma è mio. Magari ce n’hai uno con windows mobile, o con android. Robe così.
meglio avere nostalgia DEL cellulare che avere nostalgia SUL cellulare
Ho passato tutta la mia infanzia su quelle spiagge. A Vallecrosia c’era un alta concentrazione di colonie gestite da suore e preti. Incredibile quante ce ne fossero.
Comunque ora hanno un pò aggiustato tutto anche se Vallecrosia rimane sempre brutta.
Ma Alessandro, ma si ha sempre nostalgia di ciò che non si ha… più. Io ho nostalgia del tuo cellulare perchè prima era mio. Dimostra il contrario. E tu hai nostalgia del tuo attuale cellulare perchè vivi come un senso di angoscia della perdita del cellulare medesimo perche dentro di te tu lo sai, che potrebbe non essere più tuo (nostalgia-gelosia futuribile), e che potrebbe essere appartenuto a qualcuno prima di te (nostalgia-gelosia postuma). O hai generato un cellulare? Perché se é così, allora dimostralo. Diciamo che se tu vuoi avere nostalgia del mio, dei cellulari, io non me la prendo e ti dico che Tu puoi. Ti lascio libero di nostalgere dove vuoi.
Ma no, io non ho nostalgia del tuo cellulare, perdio, non posso aver nostalgia del tuo cellulare, non so neanche come sia fatto, il tuo cellulare, come potrei averne nostalgia; e poi, neanche del mio, in realtà, ho nostalgia, perché ce l’ho, e lo porto sempre con me, per non aver nostalgia, ma se per una disgrazia dovessi rimaner senza, allora sì che nostalgerei!
Bel racconto sulle ali della memoria. Piccola imprecisione. I due comuni confinanti in via Rattaconigli sono Vallecrosia e Bordighera.
Grazie Alberto. In effetti la prima volta era giusto, e poi mi è scappato Ventimiglia. Non se ne era ancora accorto nessuno, anche se l’incongruenza era percepibile anche se uno non c’era mai stato. Ho dei lettori disattenti. O forse non son abituati a queste lunghezze ;)
Anch’io mentre leggevo pensavo all’odore di quelle cabine. Che ne ho praticate due, quella del bar di Ofena e quella del bar della stazione di Giulianova da cui mi sono lasciata con uno. Che ’sto granché manco doveva essere se bisognava lasciarcisi per telefono.
Quando comparvero i primi telefonini, io a vedere questi tipi snob che passeggiavano sul portico e sul giardino di casa ostentando di essere più avanti di tutti noi, avevo deciso di no. Io no, non mi sarei mai ridotto così in basso e mai avrei acquistato un telefonino. Così tutti in famiglia ebbero il loro telefonino fuorchè il sottoscritto. Poi un giorno per una strada ad una decina di km da casa l’auto per la prima volta nella mia vita mi lasciò a piedi. Entrai in un bar lì di fronte e gli chiesi gentilmente se mi faceva telefonare. Il gentile signore mi disse che quello non era un posto telefonico pubblico e che dovevo andare più avanti di circa 7/800 metri: le mie maledizioni funzionarono e dopo circa un anno quel gestore chiuse ed anche la gestione successiva pare non abbia molta fortuna. Il posto pubblico era un negozio di alimentari ed aveva ancora la cabina gommapiumata all’interno ed il numeratori di scatti. L’odore dell’ ottima mortadella e del prosciutto crudo coprivano quello della cabina. Al mio compleanno apparve per incanto un regalo di un telefonino Siemens che adesso mi vogliono cambiare perchè chi me lo regalato si vergogna che io mostri un giro quella porcheria. Io no.
Come Proust.
E infatti mi sono annoiata dopo tre righe.
(scherzo)
Anche nella località di mare del Salento dove trascorrevo le vacanze estive c’era (e c’è tuttora) un groviglio di villaggi tutt’attaccati, senza soluzione di continuità, come dici tu. Nel villaggio che apparteneva al mio comune la situazione delle strade e dell’arredo urbano era, diciamo, decente, mentre nel villaggio affianco, unito senza soluzione di continuità al primo, ma appartenente ad un altro comune più piccolo e più povero, la situazione era pressocchè tragica. Il confine tra i due comuni tagliava (e taglia tuttora) un pezzo di litoranea che corre(va) lungo un’ampia spiaggia in rena finissima e dune altissime da cui noi ragazzi rotolavamo divertiti coperte di cespugli di more, di cardi, rosmarino, rose selvatiche ecc ecc che io mi chiedevo sempre come facessero quelle piante a vivere su un terreno simile. Fatto sta che nel punto di confine la strada da mediocremente asfaltata diventava improvvisamente sterrata (se andavi dal comune “ricco” verso il comune “povero”, se no viceversa). Ma non era solo sterrata, chè c’erano delle buche grosse così e così profonde che ti ci potevi nascondere dentro, e questo vuol dire che il comune povero era veramente molto povero e i suoi abitanti un tantino menefreghisti, diciamo. Ora noi ragazzotti passavamo più volte al giorno da quella strada, stavamo sbracati per ore lungo i suoi bordi, la potevamo attraversare a occhi chusi tanto la conoscevamo, centimetro dopo centimetro, ma, si sa, a “vent’anni si è stupidi davvero”, e noi lo eravamo in modo particolare (e poi eravamo una ‘nticchia più piccoli) e una sera io e un amico con una lambretta recuperata dal suo garage e rimessa a nuovo, passammo dal tratto asfaltato a quello sterrato a tutta birra, come si dice, senza soluzione di continuità, come dici tu, chè il mio amico non pensò proprio a scalar le marce e io non feci in tempo a consigliarglielo. Beccammo una di quelle buche (probabilmente la più grossa) e fummo scaraventati lontano, ognuno per la sua traiettoia, la lambretta, io e il mio amico. Il mio amico, bello in carne, rimbalzò sul suo grasso morbido e non si fece nulla; io, solito ossuto, riportai una “ferita lacero contusa” alla gamba sinistra lato posteriore:
venticinque punti e una cicatrice a forma di effe (credo per “fesso”) che ancora mi marchia. E questo è quello che il tuo post mi ha fatto ricordare. Ci sarebbero anche degli sviluppi su quella ferita ma questo se vuoi te lo racconto al prossimo (tuo) post pertinente.
Saluti
i ricordi di Vallecrosia. quanti bei ricordi, non dover attraversare neanche una strada per essere in spiaggia, vedere il mare dal terrazzo. mi viene la malinconia.
i pallini nella cabina! me ne ero dimenticato! l’ultima che ho visto, di cabina con i pallini, era in un bar in piazza ad alberese, nel retro insieme al biliardo. c’era ancora nei primi anni ‘90. ora quel bar ha chiuso.
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@sidgi forse le 22.30. E com’era quando andava giù l’ultimo gettone e dicevi "ecco, c’è l’ultimo gettone, tra un po’ salta la linea" e ci si scambiavano gli ultimi saluti, senza sapere quando esattamente la conversazione si sarebbe interrotta?
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guarda @zar, questo post è una meraviglia… m’ha fatto tornare indietro di 30 anni! mica che si stava meglio (che lo zio è preoccupatissimo che questo sembri un si stava meglio quando si stava peggio) ma perché è bello ricordare cose che avevi dimenticato. BEISSIMO :D
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Che nostalgia! Ma non del tuo cellulare, eh Alessandro, nostalgia delle vacanze di una volta, quando per noi il mare eran quei posti lì. Che potevan essere Vallecrosia o Spotorno o Pietra Ligure, fa lo stesso. Che non ci passava neanche per la testa che uno per andare al mare dovesse finire alle Maldive o sul Mar Rosso, no. Noi ci avevamo quei bei posti lì, che a quell’età eran meglio ancora. Anche sullo sterrato.
@Sid
Io mi ricordo che una volta sola i gettoni sono raddoppiati di valore , e valeva solo averne in casa qualcuno , che raddoppiavano l’hanno detto solo qualche giorno prima e non se ne trovavano più in giro .
ah e grazie della segnalazione di stati di indipendenza :D
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Oh grazieeeee!!! Sono imprigionata in casa causa cimurro di Attlino, e mi stavo annoiando non poco. Finalmente avrò tante cose belle da leggere, smack!!!
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Fatacarabina, io li segnalerei sempre tutti i tuoi racconti :-*
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ZiaPaperina, mi piace quando riesco ad essere utile anche se mi sento uno straccio… Dai bacino al mio compagno di cimurro :-**
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Presi, i baci. E senza disinfettante :)
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Ci sono cose magnifiche. E il twitter del Big Ben è strepitoso ;DD
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Cara Mitì, è sempre un piacere leggere questo blog ,le Placide Segnalaziò’ e il Placido Tumblr. Grazie per la segnalazione di un mio post e auguro a te e a tutti un buon week end senza “cimurro” :)
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eh, ma ne hai sempre una… visto che leggere leggi, ti lascio un abbraccio, che da virtuale ci ha il vantaggio che non ci si contagia, e un grazie per il video tipoanimato, che se non era per te me lo tipoperdevo
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Placida, arrossendo un po’ ringrazio per la segnalazione.
Blondeinside
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e anche io continuo con eciù ,divertente l’intruglio arancia e bisolvon, grazie per le lettre buon eciù
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Skip, buona domenica a te! :-**
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Nik, sapessi come mi diverto…spero solo che passi quest’anno schifosino anzichenò.
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Blonde, se bellissima quando arrossisci ;-)*
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Caravaggio, auguri anche per il tuo cimurro tesora!
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bellissimo Typolution!
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Mitì che dirti, che arrivo sempre in ritardo (ieri sono stata dietro ad un fatto di cronaca…)? Si arrivo in ritardo, ma ti ringrazio infinitamente per la tua “Placida segnalaziò” che è, per me, un onore. Un abbraccio e spero tu stia meglio, certo che il tempo non aiuta, qui uggiosissimo e freddissimo. Arivojo l’estate!
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Grazie per le preziose segnalaziò, cara Mitì,
mi aiutano a far passare piacevolmente e scordare questa domenica uggiosa,piovosa e solitaria (i miei sono tutti a letto con cimurro e tosse).
Io per ora resisto!
Ciao Mitì, ti auguro di guarire presto anche senza la mia “mattonella autunnuale”
Baxin
;-))))
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Ogni volta che segnali qualcosa è una scoperta. Ormai dovrò farmi un archivio solo per i tuoi suggerimenti. Un abbraccio (senza bacio, troppi microbi…) dalla Romagna :)
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grazie super mitì :** però ho una brutta notizia: uno scoiattolo malefico è morto di freddo ;) tutti i baci e tutto l’ammore (voglia di vederti)
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grazie mille della segnalazione! Sono contento che “paravento” ti sia piaciuto. Alla prossima, ciao a tutti,
Vast
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ehi, grazie della segnalazione…! Un bacio e buona nuova settimana!
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buon inizio di settimana ancora con eciù baxin
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Caro Alessandro, sono un vallecrosino emigrato all’estero. Ma torno a Vallecrosia appena posso. Via Rattaconigli è ormai asfalta uniformemente. Quando ero bimbo effettivamente esisteva una linea netta tra l’asfalto di Bordighera e quello di Vallecrosia, ma erano asfaltate entrambe. Ci divertivamo a saltare da un lato all’altro: “ora siamo a Vallecrosia … ora siamo a Bordighera”. Lo facevamo ogni santo giorno. Le spiagge sono state completamente rifatte e sono molto spaziose. A breve (forse hanno già finito?) la passeggiata mare di Vallecrosia e quella di Bordighera finalmente si toccheranno! Insomma ci sono stati tanti cambiamenti. Non so a che bar tu alluda. Probabilmente al bar Diana, senz’altro il più “famoso” di Vallecrosia. C’è ancora, ma da circa 20 anni ha cambiato posizione (di pochi metri) e da circa 10 ha cambiato gestione. Secondo me ultimamente Vallecrosia da brutto anatroccolo si è trasmormata in un anatroccolo un po’ meno brutto…non oserei ancora dire carino…ma la direzione è quella giusta! Ciao!
Lo facevo anch’io il giochino di saltare da un comune all’altro, e anche quello di camminare in bilico :D
(devo essere più vecchio, allora, perché ai miei tempi la parte di Bordighera era proprio sterrata, me lo ricordo come fosse adesso, e invece sono come minimo venticinque anni fa.)
Grazie.
@marco, ci sono stata da poco a Bordighera e a Vallecrosia e le passeggiate ancora non si toccano. Speriamo bene…
Effettivamente i conti tornano: 25 anni fa io ne avevo 6 ed ero ancora troppo giovane per frequentare “Rattaconigli”. A proposito: ricorderai forse una piccola piattaforma di cemento ricoperta di cozze (si trovava nel lato bordigotto del mare di via Rattaconigli) dove si andava per tuffarsi…e per tagliarsi i piedi! Ebbene è sparita, non so se è stata tolta o semplicemente coperta dalla nuova spiaggia, ma non c’è più! Ciao.