(Quest’estate, Il Foglio, come a molti altri, mi ha chiesto di scrivere un post sulla coscienza. Ho molto tentennato, pensando che scrivere di coscienza su Il Foglio potesse somigliare a ballare di architettura, ma poi, all’ultimo momento utile, ho scritto questo. Non lo dico neanche, che non l’hanno pubblicato.)

Mi sono chiesto spesso che cosa fosse la coscienza, e per coscienza intendo la coscienza morale, ovvero la capacità di discernere il bene dal male e agire di conseguenza. Tutte le volte che penso a questa cosa, mi viene in mente mia nonna.

Mia nonna aveva un modo di guardarti, quando stavi facendo qualcosa di sbagliato, dicendo qualcosa di sbagliato, o anche solo pensando di far qualcosa di sbagliato, e tu, istantaneamente, guardando tua nonna che ti guardava, ti accorgevi subito che quel che stavi dicendo, facendo, o anche solo pensando, era sbagliato.

Anche oggi, io vado tranquillo, nelle mie decisioni, azioni e pensieri: se non vedo nella mia testa lo sguardo implacabile di mia nonna, quello sguardo che ricordo così bene, io vado tranquillo; sono tranquillo che quello che sto facendo non è sbagliato.

E tutte le volte che mi chiedo che cos’è la coscienza, mi rispondo: è mia nonna.