Mi è capitato domenica di dover spiegare facebook a dei trentacinquenni che l’avevano sentito nominare solo al telegiornale, capita anche questo, voi non ci credete ma esistono, io li conosco, so i nomi, se volete ve li dico, e spiegare facebook a chi non ha idea di questo mondo qua è difficilissimo. Se già spiegare internet a uno che usa solo facebook è una bella impresa, spiegare facebook a chi è completamente vergine, be’, provateci, poi mi dite, perché è una cosa abbastanza infattibile. Parlando, mi son reso conto, m’è venuto da dire che su facebook (io odio facebook, credo che sia una cosa pensata male e eseguita peggio), le pagine degli utenti, prese singolarmente, non valgono niente, non servono a niente, non contengono niente, ma è l’insieme delle pagine di facebook a rendere facebook quel che è. Mentre spiegavo, pensavo a quella vecchia faccenda di John Donne*:

Nessun uomo è un’isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

E mentre rimuginavo questa cosa nella testa dicevo a questi trentacinquenni vergini di internet che una pagina di facebook, di per sé, non vale niente, ma sono le relazioni che la singola pagina intrattiene con le altre a renderla importante, e, mentre pensavo, mi son sentito dire È un po’ come la vita.