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Archivio di dicembre, 2009

Rotolamento

lunedì 7 dicembre 2009

Stanotte ho dormito su un letto che non era perfettamente in bolla, non so, a guardarlo non ci si accorgeva di nulla, ma poi, a dormirci, ti sembrava di rotolare lentissimamente verso la parte più in basso, quindi ti svegliavi, cambiavi posizione, ti riportavi verso la parte più in alto, poi cercavi di riaddormentarti, ma era difficile, perché una volta che ti accorgi che stai rotolando, seppur lentissimamente, è difficilissimo pensare ad altro, è difficilissimo sgombrare la mente per approcciarsi correttamente a uno stato propedeutico al sonno, è difficilissimo, perché tutto quel che c’è nella tua testa è che stai inesorabilmente rotolando, e non ci puoi fare niente: sei lì che rotoli e pensi a rotolare, e pensi a contrastare il rotolamento, ma è impossibile, lo sai, lo sai che come molte, moltissime altre, è una battaglia persa.

Adesso, sono qui su un treno, che scrivo questo post su un cellulare, e se ci faccio caso anche questo treno tira un po’ da una parte, e non so mica come fare, appena passa il controllore gli chiedo se può far qualcosa per risolvere il problema.

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(scusate)

venerdì 4 dicembre 2009

1.
Sto leggendo un libro che si chiama Free, di Chris Anderson, che è uno di quei libri che partono da una buona idea, ma sono stati distrutti dal capitalismo. Mi piace dirlo così, ma si potrebbe anche dire distrutti dal mercato, o dal commercio. Perché è una buona idea, davvero, ma è una buona idea che si può riassumere in una pagina, e si può spiegare, analizzare e storicizzare in un massimo di venti o trenta. Solo che un libro di venti o trenta pagine non si può vendere in nessun modo, e così Anderson ha scritto, scritto, e scritto ancora, così il libro fa duecento pagine, e si vende facilmente. Son cose che mi dispiacciono, ché poi purtroppo gran parte dei libri, specie questi libri saggistico-divulgativi americani, son così, e alla fine a uno conviene leggersi il riassunto di wikipedia, risparmia soldi, tempo, e sbadigli.
Dopo si lamentano se i libri invece di comprarli li scarichiamo gratis. E vorrei ben vedere. Il libro, d’altronde, si chiama Free, e se fosse free, gratis, varrebbe più di quel che costa.

2.
Ci son degli scrittori che riempiono i loro libri della musica pseudo- figa che ascoltano, che riempiono i loro libri dei libri pseudo-fighi che leggono, e tu, quando li leggi, ti accorgi che dovresti dire com’è figo, com’è intelligente, com’è colto questo qua che ascolta la stessa musica post-adolescenziale che hai ascoltato tu, che legge gli stessi libri post-adolescenziali che hai letto tu, e invece no, quel che ti vien da dire è che quello lì scrive i libri solo per darsi delle arie, farsi vedere com’è figo, com’è intelligente, com’è colto.
Cari scrittori, la tecnologia vi può salvare: apritevi un twitter, che poi è pure di moda e fate la figura di quelli che ne sanno un sacco, apritevi un twitter così potete twittare i vostri dischi e i vostri libri e far vedere come siete fighi, furbi, intelligenti e colti, senza dover riempire i vostri libri di queste cagate e quindi senza spaccarci troppo la minchia.
(scusate)

3.
A volte mi vengon dei pensieri che non so bene cosa farne. Li scrivo, poi vedo che non stanno bene con niente, mi vien l’istinto di buttarli, ma poi mi dispiace, buttar via la roba. È proprio una cosa che mi dà fastidio, non so da dove viene fuori, questa cosa che non riesco a buttar via niente. Secondo me son ricordi di racconti dei tempi di guerra e di carestia, dev’esser qualcosa che mi ha raccontato mio nonno, che d’altronde, mi ricordo, aveva un armadio intero pieno di sacchetti di plastica.

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Coscienza

mercoledì 2 dicembre 2009

(Quest’estate, Il Foglio, come a molti altri, mi ha chiesto di scrivere un post sulla coscienza. Ho molto tentennato, pensando che scrivere di coscienza su Il Foglio potesse somigliare a ballare di architettura, ma poi, all’ultimo momento utile, ho scritto questo. Non lo dico neanche, che non l’hanno pubblicato.)

Mi sono chiesto spesso che cosa fosse la coscienza, e per coscienza intendo la coscienza morale, ovvero la capacità di discernere il bene dal male e agire di conseguenza. Tutte le volte che penso a questa cosa, mi viene in mente mia nonna.

Mia nonna aveva un modo di guardarti, quando stavi facendo qualcosa di sbagliato, dicendo qualcosa di sbagliato, o anche solo pensando di far qualcosa di sbagliato, e tu, istantaneamente, guardando tua nonna che ti guardava, ti accorgevi subito che quel che stavi dicendo, facendo, o anche solo pensando, era sbagliato.

Anche oggi, io vado tranquillo, nelle mie decisioni, azioni e pensieri: se non vedo nella mia testa lo sguardo implacabile di mia nonna, quello sguardo che ricordo così bene, io vado tranquillo; sono tranquillo che quello che sto facendo non è sbagliato.

E tutte le volte che mi chiedo che cos’è la coscienza, mi rispondo: è mia nonna.

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Sono una persona orribile /12

martedì 1 dicembre 2009

Qualche giorno fa mi sono accorto che stavo dicendo troppe parolacce, mi son detto, mi devo dare una regolata. Oggi ho sbattuto violentemente il ginocchio contro uno spigolo e m’è uscito un barbarico Mamma mia.

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Se otto ore vi sembran poche

martedì 1 dicembre 2009

Ieri mattina, quando è suonata la sveglia, dormivo. Che, come frase, sembra un po’ buttata lì come quella vecchia faccenda del signor De La Palisse, quello che dieci minuti prima di morire era ancora vivo, e invece no, questa frase ha senso, perché io di solito mi sveglio ben prima della sveglia, e corro di là a spegnerla veloce, perché come suoneria ho una canzone che fa un rumore che non vi dico (prima o poi se me ne ricordo la cambio, perché non se ne può più). Dicevo, mi son svegliato con la sveglia, mi son accorto che avevo dormito più di otto ore, m’è venuto da sorridere, perché era tantissimo tempo che non succedeva, dormire otto ore di filato, che sorpresa, che gioia. Questa è la cosa più bella che mi è successa ieri, e direi che ho finito. Comunque questo blog una volta faceva più ridere.

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