Immaginavo un mondo in cui non esistano i libri. Un mondo in cui la pergamena non è mai stata tagliata a pezzetti e rilegata, un mondo in cui non esistano le pagine. Un mondo che, quando è arrivata la carta, si è comportato nello stesso modo di prima, un mondo in cui si legge sui rotoli. Un mondo in cui la lettura è un atto che si esercita tenendo in mano il rotolo, e arrotolando la parte superiore, e srotolando la parte inferiore, facendo così scorrere il testo verso l’alto man mano che lo si legge. È un mondo in cui esistono specifici supporti su cui si appoggiano la parte superiore e inferiore dei rotoli, e con una manopola, o con una manovella, si arrotola il rotolo mentre si legge. Magari, nel tempo, il processo di arrotolamento può essere elettrificato, basta premere un pulsante, e la fatica fisica del leggere si allevia, ci sarà chi si lamenta dicendo che non è più la stessa cosa, ma leggere è diventato molto più facile, con l’elettrificazione.

Il libro, in quel mondo lì, assomiglia al cosiddetto gobbo televisivo, dove le frasi che deve pronunciare il bravo conduttore sono scritte su un foglio unico, che viene progressivamente arrotolato in alto e srotolato in basso, producendo l’effetto che fa il leggere i titoli di coda di un film, che scorrono su uno schermo, anche se il lettore, sui titoli di coda di un film, non ha nessun controllo, e invece, in questo mondo qui, basta variare la pressione sul pulsante per variare la velocità a cui le parole si presentano alla lettura. Pensandoci, si può vedere che anche il cosiddetto gobbo televisivo ha subito dei progressi mica da poco: a un certo punto ci si è accorti che era molto più comodo fare scorrere nello stesso modo le parole su uno schermo che non scriverle ogni volta su carta.

E in quel mondo lì, oggi, il rotolo che era su carta ha subito gli stessi progressi: in quel mondo lì il pulsante, che prima faceva girare un motorino che arrotolava la parte superiore del rotolo, ora comanda uno schermo, dove le parole man mano che vengon lette scorrono dal basso verso l’alto. Qualcuno, anche qui, si è lamentato, ma ci si è accorti che l’innovazione era buona, perché tutto quell’arrotolare e srotolare era macchinoso, perché riarrotolare il rotolo dopo che lo si era letto era macchinoso, perché adesso si può cercare nel testo, adesso si può entrare nel testo in un punto qualsiasi, e si capisce, è tutta un’altra vita.

Dove volevo arrivare, con questa immagine, forse si capisce, o forse no, forse si voleva dire che il libro così come lo conosciamo è stato una parentesi tra rotoli, ma a questo punto, mentre cercavo di mettere per iscritto questa cosa che mi è venuta in mente, m’è venuto da pensare che in inglese il rotolo si dice scroll, che è il verbo che usiamo quando facciamo scorrere le schermate sul computer.

Comunque la settimana scorsa per la prima volta sono passato dalla matita a un bellissimo portamine in alluminio, è una bella innovazione anche quella.