C’era un libro rilegato, l’altra sera, in un circolo dove c’era un mio amico che metteva dei dischi, c’era questo libro rilegato, una raccolta di un settimanale musicale del 1966, si chiamava Giovan.
Era bellissimo da guardare, c’erano i Condors, i Ribelli, i Beatles, Gianni Morandi; c’era un cantautore che, diceva l’articolo, aveva rinunciato a una brillante carriera per fare il cantautore, ma io non l’avevo mai sentito, poverino.
C’erano le lettere dei lettori, dove si parlava di sesso e amore, c’era una lettera di una lettrice che diceva che aveva sentito che i capelloni volevano solo quello, diceva Spero che tu abbia capito, e il redattore rispondeva dicendo che le conveniva andare coi ragazzi coi capelli normali; c’era la rubrica fissa di Rita Pavone, che aveva come sottotitolo Rita Pavone ci racconta come ha trascorso la settimana, vendevano le magliette yé-yé, le collane yé-yé, faceva un effetto strano, come se i cervelli da allora a oggi si fossero spostati da una parte, noi guardavamo quella rivista con lo stesso spirito di quando guardiamo su youtube i filmati della televisione giapponese; ci sembrava, mi sembrava, come se i cervelli, a una certa distanza nello spazio e nel tempo, si spostassero da una parte, e che le cose che vedi che provengono da una certa distanza nello spazio e nel tempo ti appaiano spostate, e non si capisce se son loro che son spostate, o è il tuo cervello che si è spostato da una parte.