(Stavo cercando una cosa che avevo scritto diversi anni fa su un quadernetto e ho trovato questo in mezzo a uno scritto lunghissimo che parlava di altre cose. Non ho corretto quasi niente.)

Coi ricordi non si può mai dire: ti basta metterti a scrivere di qualcosa, e chi ha l’abitudine di scrivere lo sa, che ti saltan fuori dei ricordi che non son ben collocabili sull’asse temporale, quanti anni avevi quando è successo, se è successo, se è successo prima o dopo qualcos’altro, non lo sai e non lo puoi quantificare, puoi solo avere delle impressioni, delle impressioni che poi fissi sulla carta con una dose di immaginazione; poi quella diventa la realtà, perché quando l’hai scritta, una cosa, anche se prima non eri sicuro, l’hai collocata nel tempo e nello spazio, e in quel momento lì, quando l’hai scritta, la doti di una fissità che ormai, anche se le cose fossero andate in modo diverso, o non fossero del tutto vere, o non fossero avvenute in quel momento lì, ormai sono scritte e diventano a loro modo vere. È un po’ la trappola dell’autobiografismo, che chissà da dove esce fuori, ma se sei uno che ha l’abitudine di scrivere, lo sai, che prima o poi l’autobiografismo salta fuori, sei lì che stai scrivendo di una cosa che non c’entra niente, stai facendo una descrizione o stai raccontando una cosa che ti è venuta in mente e che ti sei inventato, e a un certo punto il tuo cervello svirgola completamente e ti ritrovi a scrivere di qualcosa che ti è capitato: quando te ne accorgi sei già lì che la scrivi e non lo puoi fermare, l’autobiografismo, magari sei lì che stai scrivendo delle robe che con te non c’entran niente, e tac, un attimo dopo ti ritrovi a scrivere qualcosa che ti aveva raccontato mettiamo tuo nonno, e anche quello è autobiografismo, e non ci puoi fare niente.