E io che mi pensavo » 2010 » marzo

Archivio di marzo, 2010

Smantellare l’infame complotto dei meteorologi

domenica 7 marzo 2010

Una volta non ci prendevano mai, ma adesso, lo dicono tutti, in giro, che i meteorologi, adesso, ci prendono sempre: quando dicono che nevica, nevica, anche se tu guardi il cielo, ed è di un sereno che più sereno non si potrebbe, se loro han detto che nella notte nevica, nevica. E la sera prima, tu esci in terrazza, guardi il cielo, vedi le stelle, e pensi che è impossibile che ci prendano, questa volta, vedi le stelle, il cielo è sereno, e ti dici, questa volta han sbagliato di grosso. E invece no, ti svegli la notte, alle quattro, perché hai sete, guardi fuori, e ci han preso. E non c’è verso che tu riesca a pensare qualcosa di diverso dal fatto che fino a poco tempo fa non ci prendevano mai, e invece adesso ci prendono con una precisione infallibile, e ti viene in mente che tutti i loro studi, tutte le loro complesse modellazioni della realtà non possono aver avuto efficacia da un momento all’altro, prima non ci prendevano mai, e puf, da un momento all’altro han cominciato a prenderci. Secondo me, han capito che a studiare il tempo, non ci si cavava un ragno dal buco, così han smesso, e han dedicato i loro sforzi a costruir dei macchinari che lo generassero, il tempo, così come pareva a loro; e io già li vedo, questi meteorologi, nelle loro stanzette asettiche, con i loro camici bianchi, che si dicon l’un l’altro Che tempo facciamo domani, e si dicono Domani nevichiamo, Buona idea, si rispondono, e poi si dicono Digli a Gilberto di metter la macchina della neve sul tre. Ok, si rispondono.
Tutta gente intelligentissima, ma neve a marzo, che stronzi.

21 Commenti

Aggiornamento (con orgoglio)

venerdì 5 marzo 2010

Ieri son di nuovo andato dalla panettiera, son entrato, le ho detto Mi dai quattro rosette? e lei ha detto Stai diventando bravissimo.

15 Commenti

L’intervista esclusiva – in audio

giovedì 4 marzo 2010

A grande richiesta, mi dicono che si dice così, ecco l’audio integrale dell’intervista esclusiva a Paolo Nori in occasione dell’uscita del romanzo I malcontenti.

(cliccare sul tasto play per ascoltarla)

22 Commenti

Occhi bianchi sul pianeta terra

mercoledì 3 marzo 2010

Ho visto un film che si chiama Occhi bianchi sul pianeta terra. Non l’avevo mai visto — lo hanno trasmesso l’altra sera a Fuori Orario e l’ho visto perché me l’ha videoregistrato Matteo. È un film degli anni settanta, Occhi bianchi sul pianeta terra, in originale The Omega Man, in cui c’è Charlton Heston che interpreta uno scienziato che è l’ultimo uomo sulla terra. Nei primi minuti del film, dove non succede niente, mi son sentito come se fossi io. Nei primi minuti del film lui va in giro in macchina, in una Los Angeles, o almeno a me è sembrato che fosse Los Angeles, in una Los Angeles abbandonata, va nei negozi, va al cinema e si rivede il film di Woodstock per l’ennesima volta — si capisce perché lui anticipa tutte le battute — e poi torna a casa, dove continua ad abitare anche se stare in città non ha più senso. Quando torna a casa viene aggredito da dei fantomatici sopravvissuti albini, e da quel momento lì m’è piaciuto di meno, mi è sembrato che il film fosse un po’ scaduto, mi piaceva l’idea di un uomo solo sulla terra, un uomo solo senza nessuno intorno, poi invece c’erano queste specie di zombi, queste specie di subumani infetti che cercavano di sopprimerlo, ed è diventato un film di fantascienza normale. Prima, quando non c’era nessuno, mi piaceva molto l’ambientazione, mi piaceva molto, specie la scena in cui lui è lì in mezzo alla strada e sente suonare i telefoni pubblici, e si capisce che è un’allucinazione quando lui si porta le mani alla testa e urla Basta, non possono suonare i telefoni, e i telefoni smettono di suonare. Quando torna a casa, che si sta facendo buio, di lì in poi, dicevo, diventa un film di fantascienza normale, anche se ci sono un paio di cose che mi son piaciute, tipo che lui, il protagonista, Charlton Heston, continua a stare barricato in casa sua anche se intorno di notte è pieno di questa specie di zombie albini, potrebbe andarsene via, e invece vuol rimanere lì, sembra quasi che voglia mantenere una parvenza di vita normale, quando non si può, e sembra quasi che gli piaccia di più stare in mezzo agli zombi albini invece che stare da solo. So che di questo film è stata fatta recentemente un’altra versione, che si chiama Io sono leggenda, con Will Smith, basata sullo stesso libro di Matheson su cui è basato questo film qui, ma non l’ho visto. Però, parlandone, m’han detto che nel film più recente è meno evidente che il protagonista è un rimasuglio del passato, m’han detto che nel film di Will Smith non si capisce tanto che in realtà l’intruso, l’intruso in questo mondo popolato da zombi, è lui, il protagonista. Adesso dovrò vedere anche questo, e se possibile anche la prima versione degli anni sessanta — L’ultimo uomo sulla terra, interpretato da Vincent Price — perché soprattutto voglio vedere come hanno reso la prima parte, quella dove non succede niente, e poi voglio vedere come han reso il finale, dove, non dico niente che poi vi guasto la visione, il personaggio di Charlton Heston diventa evidentemente un Cristo apocalittico. E comunque bon, s’è parlato anche di cinema e questo argomento lo chiudiamo qui, perché io di cinema non ci capisco niente, e tutte le volte che guardo un film mi sembra sempre di perder del tempo, però andava fatto, perché il film mi ha interessato, lo conoscono in pochi, e poi, via, a parlar di cinema si fa sempre bella figura, anche se non ci capisci niente.

22 Commenti

Intervista esclusiva con Paolo Nori in occasione dell’uscita del nuovo romanzo, I malcontenti

martedì 2 marzo 2010

Oggi esce il nuovo romanzo di Paolo Nori, I malcontenti, e siccome qui per Paolo Nori si ha una stima sconfinata, in redazione abbiamo pensato di contattarlo per un’intervista esclusiva, che lui ci ha gentilmente concesso.

io: Ciao Paolo, oggi esce il tuo nuovo romanzo, I malcontenti. È bello?
PN: Ci dovrei pensare.

Grazie a Paolo Nori per aver sopportato l’estenuante scambio di mail che ha portato alla realizzazione di questa intervista. Credo ne sia valsa la pena.

19 Commenti

L’empatia del panettiere

lunedì 1 marzo 2010

Si fanno discorsi di panettieri, discorsi di nomi del pane, discorsi che poi portano a riflettere sulla capacità di comprensione anche di ciò che non è formalmente corretto, sulla capacità di spostare la propria mente da una parte, e cercare di capire cosa c’è nella mente dell’altro che sta parlando, ma che se dovessimo prendere le sue parole in modo letterale non ci capiremmo niente; è solo la nostra capacità di empatia che ci permette di mettere la nostra testa da una parte, e cercare di metterci al posto la testa dell’altro, per comprendere cosa sta pensando, e quindi cosa sta dicendo. A questo proposito, sempre riguardo ai discorsi da panettieri e ai complicatissimi nomi del pane, ho pensato che tutta questa riflessione potrebbe essere assommata in questa specie di proverbio, di mio conio:

Se il dito indica il pane, il panettiere stolto guarda il dito.

20 Commenti