Le parole portano a altre parole, e ogni volta che penso una parola, per scriverla, per dirla, o anche solo per pensarla, ogni volta che penso una parola, mi si apre un fiore, un fiore di parole che da una parola porta a mille altre, e io, pensata una parola, ne scelgo un’altra, che sta su un petalo del fiore, e dopo che l’ho scelta, mi si apre un altro fiore, con altre mille parole, e il comporre un testo, sulla carta, nell’aria, o anche solo nella testa, è il scegliere un percorso particolare di fiori e di click su fiori, tra una parola, che diventa un fiore, a un’altra parola, che diventa un fiore, a un’altra parola, a un’altra parola, e il mondo è un’ipertesto, e io lo clicco.


12 commenti
e tutto SBOCCIA eppoi le PAROLE spetalano e quello CHE rimane è IMPROFUMO. A meno CHE non è pianta CARNIVORA e allora sono CAZZI, mago. ciao da eNZO
eNZO, lo sai che ti amo, però GERRUSO no.
si, proprio una bella metafora, ma metaforicamente non soffri di alle..eeee..eeeeeetciu! …rgie?
Ghe penso mì. Applausi e basta. ‘sti cialtroni. :)
Mi sono commossa; poi mi sono venuti in mente posti in cui le parole son tutto fuorché fiori e mi sono intristita. Poi, visto che c’è il sole e ho letto primavera, qui da qualche parte, mi sono ripresa.
Il pezzo è interamente plagiato! L’ho già letto anni fa in Biblioteca: esagono 4354234, scaffale 23, 32esimo libro. Autore: un certo Sfojsdd Egodkfgj…
A volte, il gelo, può rovinare tutto…
Ma non si dice “lo scegliere un percorso”?
Smettila di giocare a prato fiorito
Appoggio Lorenzo
A vederla così, siamo tutti bravi giardinieri – oppure la primavera in persona.
Si dai, per fare un tavolo ci vuole un fiore, e il seme, e il frutto e il fiore del fiore del mais :-) E il circolo ermeneutico della conoscenza di Heidegger :-|
Jovanotti chi?