Sono stato a Roma, ho chiesto consiglio a dei romani, mi han detto che in macchina, Roma è impossibile, in bici ti arrotano, a piedi è troppo lungo, e i mezzi pubblici non funzionano.
Son andato a Roma e son stato fermo tutto il tempo.
È un po’ un peccato, perché mi han detto che c’erano da vedere delle pietre.
Son dei quarti d’ora che qui in treno, siamo in Emilia-Romagna, passiamo in mezzo a campi pieni di rotoballe. Rotoballe ovunque, chilometri quadrati di rotoballe, interi quarti d’ora di rotoballe. Questa sì che è vita. Io le adoro, le rotoballe.
Sono qua su un treno, sto andando a Roma a fare una cosa bella, e scrivo sopra un aggeggio che somiglia tanto a quello che usava mio zio, quando lavorava per Hammurabi, a scrivere il codice magnum. Vicino a me c’è una signora che parla al telefono continuamente, dice che ha cambiato la sabbia al gatto, stamattina, dice che ha telefonato a marco stamattina alle sei per dirglielo, chissà come sarà stato contento.
E niente, se ci siete, a Roma, io ci sono.
Ho scoperto che quella tizia che mi piace è una buona cuoca.
L’altro giorno mi ha fatto il minestrone con le verdure fresche: era da quando c’era mia nonna che non mangiavo un minestrone così.
Ieri mi ha fatto il ragù: era da quando c’era mia nonna che non mangiavo un ragù così.
Stanotte ho pensato Oddio, mi son messo con mia nonna.
Il bello dei blog è che si può sempre rettificare, specificare, approfondire il contenuto dei post con il contributo dei lettori. Un paio d’anni fa avevo scritto un post che parlava di Delitto e Castigo di Dostoevskij come se si trattasse di un giovane scrittore emergente. Un paio di sere fa mi è arrivato un bel commento di Cecilia A. che vorrei condividere.
Fëdor Dostoevskij non è un autore emergente è un grande scrittore della letteratura russa ed è un maschio. il titolo non è stata una svista di marketing ma si usava dare questi titoli nella letteratura russa(vedi guerra e pace)e mi stupisco molto che possa essere scambiato per un emergente.
Stamattina ho un incontro di lavoro da cui potrebbero dipendere un po’ di cose, è una cosa un po’ entusiasmante e un po’ preoccupante, e ieri sera mi son detto che assolutamente non dovevo pensarci tutta la notte, altrimenti col cavolo che dormivo. Mi son focalizzato, e ho cercato di pensare ad altre cose, in particolare a un’altra cosa entusiasmante che mi è successa nei giorni scorsi, entusiasmante ma non preoccupante. Sono stato bravissimo, ho pensato a quello tutta la notte.
L’altro giorno ci chiedevamo, con la mia compare, quale fosse la differenza tra lo scrivere su un blog e lo scrivere dei racconti, e io pensavo che l’approccio che si ha leggendo, e scrivendo, un blog è molto diverso da quello che si ha nel leggere, o scrivere, dei racconti. Nel blog c’è sempre questo rapporto tra lo scrivente e il lettore, e hai l’impressione che chi scrive stia parlando proprio a te: ti sembra che ci sia un rapporto personale tra te e la persona che sta scrivendo, e, anche se non sai assolutamente chi sia, ti sembra di vederla, mentre scrive al suo computerino, e ti racconta le cose che gli capitano, le sue opinioni, o chissà cosa. Invece in un racconto, dicevo io, secondo me l’autore deve sparire, il racconto deve reggere di per sé, e l’immagine che ti fai dell’altro, dello scrivente, che secondo me necessariamente ti fai leggendo un blog, non deve assolutamente sussistere. Ecco, è forse questo che voglio dire: è la presenza la differenza: in un blog si deve avvertire la presenza dell’autore, mentre in un racconto no. Poi non so, magari son vaccate che m’invento io, però secondo me è così. Ed è anche per questo che i blog narrativi, in generale, sulla carta, non funzionano.
Venerdì e sabato ero lì, al salone del libro, c’erano tante facce, erano tutte bellissime.
Ho sei amici in comune con Federico Moccia.
Lavorare, è così.
Peggio che lavorare, c’è non lavorare.
Peggio che non lavorare, ci sono i corsi di aggiornamento.
È una scala.