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Archivio di maggio, 2010

Stereotipi

martedì 11 maggio 2010

(Ebbene sì, la frequenza dei post si è diradata negli ultimi tempi. Una delle ragioni è questa. Sabato, vi aspettiamo per l’anteprima)

Oggi sono a un corso a Genova, tutto il giorno.
Tutte le volte che vado a un corso a Torino, mi passano pranzo, quando vado a Genova invece no.
Poi dicono gli stereotipi.

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Empatia

giovedì 6 maggio 2010

(Detto fra noi, è uscito in edicola in questi giorni il primo numero del Canemucco, che è una rivista che contiene una grandiosa prova di potenza di Makkox (uno dei più grandi disegnatori italiani, se me lo chiedete), con a margine alcuni racconti, tra cui uno mio, lungo, di cui sono abbastanza contento, che è una cosa rara sentirmi dire)

L’empatia, Rick Deckard, dentro Blade Runner, l’empatia, lui faceva il test dell’empatia, e col test dell’empatia, lui, Rick Deckard, riusciva a distinguere se uno era un umano vero o se era un replicante, e io, che Blade Runner l’ho visto da ragazzo, ho un’impronta, una traccia indelebile, un imprinting, quasi; e tu, che vedi un uomo preoccupato, un uomo visibilmente stanco e arrabbiato, se tu lo vedi, e lo vedi, perché non puoi non accorgertene, se tu fai qualcosa per far stare ancora peggio quell’uomo, allora è proprio l’empatia che ti manca, e non sei un uomo, tu: sei un replicante, e non me ne frega niente che tu abbia visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e non li hai visti, o i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, e non li hai visti, ma non me ne frega niente, non sei umano, sei un replicante, e aspetto la tua data di scadenza.

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Della musica che viene da lontano

lunedì 3 maggio 2010

Erano quasi le nove, di sera, ero appena uscito dall’ufficio, l’altra sera, non avevo niente in casa, e mi son detto facciamo un po’ di spesa, ché c’è un supermercato che è ancora aperto, a quell’ora. Mi son messo le cuffiette, ascoltavo della musica che viene da lontano, ho comprato frutta verdura pane vino e tanta altra roba. Ho comprato una scatolina di Frisk all’arancio, delle caramelle dure molto piccole, a vederle sembrano pastiglie di dolcificante, le vendono in scatoline di plastica bianca. Se agiti la scatolina, fa il rumore delle maracas. Non mi ero neanche accorto che invece di metterle nel cesto della spesa, mentre andavo a cercar dell’altra roba, le avevo tenute in mano, ma poi mi son accorto, girando per i reparti, che le poche persone che c’erano mi guardavan tutte. Ascoltavo, mentre giravo per il supermercato, della musica che viene da lontano, e tutto il tempo, tenevo il tempo con le maracas, e la musica che usciva dalle mie cuffiette, quegli altri non la sentivano, vedevano solo uno che girava per gli scaffali agitando un pacchetto di Frisk all’arancio.

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