Ieri ho scritto, così, en passant, come se fosse una cosa normalissima, che ho ricominciato a scrivere dei racconti in età adulta. L’ho scritto così, en passant, senza accorgermene, come se fosse una cosa normalissima, ma poi, quando ho riletto, dopo che avevo scritto, mi son accorto che scrivendo mi sembrava normalissimo che uno in età adulta scrivesse dei racconti. Ecco, rileggendo mi son vergognato tanto, ma tanto, e continuo a sostenere che a quelli che scrivono racconti in età adulta e la considerano una cosa normale bisognerebbe dargli fuoco.


14 commenti
Zio, meno male che ho comprato un estintore al lidl.
a me i racconti mi chiamano e mi dicono Mettiamoci in cerchio. e così facciamo i palleggi io la palla e i racconti. i racconti son pagine bianche, come i pensieri. i racconti e pensieri stanno lì alle fermate dei bus. mi chiamano, ci guardiamo e spesso scatta la scintilla a metà. i racconti e i pensieri sono chiorme(gruppi)di cani cercano la parola a dirsi. poi non si sa chi tira le fila quando i racconti fanno la fine dei cani. allora sono talmente tanti i pensieri, i racconti e i cani che è un tuttuno inestricabile. ci vorrebbe Carver e l’editore che taglia nel nostro piccolo. in tal modo le pagine bianche, i pensieri e i racconti, insieme alla gente fermaya ai bus, si completerebbero. a vicenda e viceversa, altrimenti ti manca sempre qualcosa, per esempio il sale della vita.
Vuoi da accendere?
Troppo tardi Alessandro, ormai lo abbiamo letto tutti, il tuo racconto di ieri dell’età adulta. E poi insisti, anche oggi… Sei un pentito per finta. Meno male. Incendiario! (The long hot summer)
Non capisco niente di quello che dici.
quegli altri con le facce di fuliggine verdastra venivano da sopra. ma sopra, per noi, equivale al mondo nuovo. la geografia divenne una scelta obbligata manu militare o per il gioco nel sonno. noi arrivammo da sotto, più sotto, però. facce di risvolti e dinieghi mai esercitati. sbucammo con la gioia nel cuore e i piedi di fango, argilla e piombo. ci vennero incontro gli abitatori dei marciapiedi. avevano le luci neghli occhi, noi ne prendemmo la giusta
quantità per non inciampare. io ero un bambino ormai adulto
sulla trentina. avevo gli occhi chiari e i capelli alla
mascagna. mio padre e mia madre parlottavano di stalattiti e stalgmiti, ma furono interrotti delle stelle. Facevano un gran baccano nel chiederci da dove venivamo e i nostri nomi. Dissero che odoravamo di stratificazioni ed erbe selvatiche dopo la pioggia. ci fecero accomodare nei risvolti di tasche e coperte. mio padre si tolse il cappello e mia madre salutò la compagnia. i nostri amici sconosciuti parlavano di come si accolgono i viandanti. In cambio non preteso nulla, ma solo il racconto dei profumi della nostra terra. fu felice il nostro incontro con Ferrara che se ne andava di qua e di là a ballare e a bere acqua di sorgente. e vennero pure i giocatori della Spal e il presidente Mazza volle donarmi il pallone di pezza. era il più bello al mondo. adesso non lo so, ma quando mi capita, di rado, a Ferrara antica arrivo da sopra, munito del mio vecchio cuore. ho imparato il volo e piombo giù a petto di rondine sui tetti della città a trovare gli amici del nulla a pretendere. ci sono anche mio padre e mia madre che spendono sempre i loro sorrisi nel sole di Ferrara. e appena mi addormento ci riuniamo tutti insieme, come se nulla fosse accaduto la notte del giorno del nostro arrivo. perhé quella volta, a Ferrara, si arrivava da tutte le parti, come se Ferrara fosse un isola im mezzo alla terra e il mare a rumoreggiare lo sciabordio dei ricordi e a ridere ele mani in tondo a tenersi come bambini con la scrittura dei ricordi epidermici e senza nessuna vergogna o forse solo l’innocenza del niente. adesso non so di Ferrara e il sorriso nascosto dalle ombre dei ponti e delle entrate delle gallerie.
adesso però, non so davvero, se a crivere queste righe sia stato il bambino o l’adulto o tutti e due insieme. è difficilissimo scrivere essendo bambino e adulto, anche se dovrebbe essere una cosa normale, perché in genere il bambino che è dentro di noi ha sempre la peggio che lui, il bambino del tutto esautorato del suo ruolo fulgido di carezze e baci e grande consumatore di merci, dice: Mò basta, mi sono stancato. personalmente a Ferrara non ci sono mai stato, mentre a scrivere sono io che tengo sul groppone il bambino e adulto che chissà cosa si pensano a scrivere.
Leggete questo racconto qui (http://wp.me/peIlp-1K) sullo scrivere racconti…poi potete anche darmi fuoco!
io ho scritto un sacco di racconti, romanzi e sceneggiature, quasi tutti nella mia testa.
Ma la lettura è una malattia senile e noi si vorrebbe leggere il prosieguo, del tuo racconto, oh Alessandro! Altrimenti qui si spira tutti senza ultimo desìo e c’è qualcheduno che ci ha sulla coscienza, annoi. Vanno bene anche le robe sgrammaticate, che qui nel reparto geriatrico noi ci si accontenta di quel che passa il convento. E poi si narra, oralmente, si narra che si narra di questo racconto, e ci si tiene compagnia così, senza bisogno delle crociere o del liscio.
Ma
a) faceva davvero così schifo ?
b) adesso devi darci il link, che ci hai messo la voglia di leggere … se no fai come quelli di San Damiano …
Ciau
Per aiutarti a smetterla di vergognarti mi permetto di parafrasare il sommo Faber:
Fino a diciotto anni tutti scrivono racconti, da quest’età in poi, ci sono solo due categorie di persone che continuano a scrivere: i poeti e i cretini. E quindi eio, precauzionalmente, preferisce definirsi blogger.
Stronzate. È che hai paura di prenderti, di raggiungerti. Che poi è proprio il diventare adulti. Che poi per fortuna passa. La paura. E si comincia a fare le cose più belle della vita.
Forse vuol dire non prendersi troppo sul serio?! Io sto scrivendo un racconto sul vedere “galline di plastica tra nani da giardino. E parlano. Le galline, non i nani”! PS: 18 anni già compiuti da un bel pochino, ovviamente!!!!
Ciao
PuntoG
Adulto sono adulto, non ci piove, e scrivo racconti. Sarebbe una contraddizione se questi fossero intelligenti, ma non ci sono adulti disposti a lasciare cose intelligenti alle nuove generazioni, su cui riflettere. Se i giovani riflettessero chi porterebbe più i fiori sulle tombe degli adulti?