vita di blogger

Passa

L’altro ieri son andato in banca. Avevo ancora tempo, quindi mi son fermato al bar che c’è vicino alla banca per prendere un caffè. Ero partito veloce, senza neanche poterlo prendere a casa, il caffè. Ero partito talmente veloce che poi ero in anticipo. La banca, era quella dove lavoravo, una volta. La banca in cui è nato quel blog che si chiamava E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini, che poi adesso si chiama E io che mi pensavo e basta, ché io, bancario, non lo son più da anni. Son passato al bar vicino alla banca per prendere un caffè, c’era la barista, l’ho salutata, lei m’ha detto È un bel po’ che non passi in questi paraggi, e io ci ho pensato, le ho detto Eggià, sono cinque anni. Poi ci ho pensato bene, le ho detto, Sono cinque anni oggi.
Poi son dovuto andare, ché il tempo passava, e m’ero mangiato l’anticipo. E volevo scriverlo subito, questo post qui, ma non avevo tempo, e oggi sono cinque anni e due giorni e quel che mi sembrava aver senso scrivere l’altro ieri oggi forse non ne ha più.

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15 thoughts on “Passa

  1. cq says:

    rispetto al passo del tempo io ho sempre pensato che non sarei mai diventata grande e invece tra un mese mi laureo e mi trasferisco e ho iniziato a cercare lavoro, non così per arrotondare, ma proprio un lavoro per la mia vita e quindi mi sa che sono diventata grande e non me ne sono accorta e questo da molto il senso del tempo che passa ed è proprio una cosa da grandi rendersene conto.

  2. Nicola says:

    E poi c’è da dire anche che io odio andare in banca. Così, giusto per partecipare alla vostra discussione, che è la prima volta che rispondo a un blog.

  3. Ecco io lo vorrei avere il coraggio di lasciare un lavoro che non mi piace e tentare di far quello che (dicono) ho talento per fare. Ma chi ce l’ha il coraggio?
    Congratulazioni a te, davvero. Buon primo lustro.

  4. che roba, quel bar deve essere una macchina del tempo: come se qualche minuto di anticipo ti avesse rimandato indietro di cinque anni

  5. Eh, anch’io ho lavorato in banca, ma son scappato appena ho potuto (cioè un anno e mezzo dopo). Il primo giorno di lavoro, alle ore 9,05, una collega si è buttata dal secondo piano e questo mi ha dato una cattiva impressione.
    :(

  6. E io che non ti potrò mai chiedere, come diceva quella canzone di Venditti, “ti sei salvato/dal fumo delle barricate/compagno di scuola/compagno per niente/ti sei salvato/o sei entrato in banca/pure tu?”
    P.S. – Che poi, a ben pensarci, noi non eravamo mica compagni di scuola…

  7. E cinque anni fa c’era il caos cosmico che ci ha spinti al largo. Non era banca, ma la deriva è stata appropriata.
    Ognuno ha il suo tempo, ma sono strane certe coincidenze.

  8. LorenZo says:

    “E io che mi pensavo (o credevo)” sembra un’espressione pugliese o campana. Hai origini da quelle parti?

  9. B says:

    Io ho conosciuto Alessandro già da ex bancario, senza fiorellini insomma. Non lo so com’era prima, l’Arancione, anche se mi interessa sapere le cose proprio quando non hanno più senso. Comunque io feci un incidente con la mia autovettura di recente (molto recente) e dissi umile e megacontrita Scusi scusate e perdonate tutti è colpa mia che non ho messo la freccia eccetera, che è colpa mia che ‘mpapita che sò (che certe volte ci provo a farmi capire. qui) Ma se ne approfittarono tutti, della mia sincerità e buona fede polentona, e alla fine non conciliai un fico secco perchè la colpa è la colpa, e ognuno c’ha la sua, secondo me. Dentro l’ufficio con le pale come negli anni 50, davanti a un bancone tipo cemento armato, l’Assicuratore fu molto scortese e un tantino convinto di avere a che fare con una femmina cogliona. E così io dissi Lei non fa un suo favore al suo cliente, secondo me, che al 50 e 50 non ci aumentava il premio a nessuno dei due, e invece così noi si va a quistionare lo sa Lei? (che mica lo so se è vero, mi sembrava che qualcheduno me lo avesse detto e allora me la son giocata così, come una cartuccia cogliona anche lei) Eccetera, che mi ero stizzita per l’aria di supponenza e minacce coi disegnetti dell’incrocio incriminato, tutti scarabocchiati per confondere le femmine. Ho disegnato quell’ìincrocio anch’io, alla mia maniera, e ho pensato Ma che brutta razza gli assicuratori, e io che mi pensavo che la vita degli assicuratori fossero tutte stelline, o orsetti che ballano, o fiorellini che crescono, o pizze fumanti. E invece son faccine, gialle.

  10. ms says:

    E io che mi pensavo che la vita del bancario erano tutti fiorellini? Davvero si può pensare una cosa così? Mi rendo conto dei miei limiti, ma sono un po’ sconvolta. Per fortuna hai cambiato idea.

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