L’altra settimana ero in un centro commerciale di una grande città del centro-nord e mi son messo a pensare che nei centri commerciali ascolto con piacere delle musiche che da solo non mi sognerei mai di ascoltare, cose che non conosco e che van di moda, cose con la melodia sbarazzina e la batteria in quattro, cose che proprio normalmente non penseresti neanche che abbiano un senso, ma lì, nei centri commerciali, ti ritrovi a dondolar la testa, a canticchiare a battere il piedino, e non te ne vergogni neanche, e a non vergognarsene, ci sarebbe da vergognarsi. L’altro giorno ero in un centro commerciale e hanno messo come musica una canzone di un noto cantautore italiano che ha scritto anche dei libri di poesie, è uno famoso che si chiama come un pittore, mi sembra, e a un certo punto la canzone diceva Un colpo al cerchio e un colpo all’anima. Ho pensato Quanta verità, quanta poesia.

Poi ho pensato A caval donato non si guarda l’anima.
Poi ho pensato Can che abbaia non morde l’anima.
E poi Chi semina vento raccoglie l’anima.
E Chi si loda si imbroda l’anima.
Chi troppo vuole stringe l’anima.
Chi trova un amico trova l’anima.
Chi va a Roma perde l’anima.
Chi va al mulino s’infarina l’anima.
Il diavolo fa le pentole ma non l’anima.
Non dire gatto se non ce l’hai nell’anima.
Per un punto Martin perse l’anima.
Tanto va la gatta al lardo che ci lascia l’anima.
Tra moglie e marito non mettere l’anima.
Tutte le strade portano all’anima.
Tutto fumo niente anima.
Una mano lava l’altra e tutte e due lavano l’anima.

Ah, l’anima. La poesia. Basta così poco.