Ci pensavo ieri, che se ci son dei luoghi che conosco letterariamente, e hanno per me una magia tutta loro dovuta alle mie letture, io preferisco non andarci, perché ho paura che andandoci tutta questa loro speciale magia si dissolverebbe, per un possibile contrasto tra ciò che traspare dalle pagine e ciò che appare in superficie, andandoci. Ecco, pensavo, bisogna andare in dei posti di cui non ha mai scritto nessuno, per vederli come sono, e poi magari, magari scriverne per primi, fare, forse, una specie di pipì letteraria negli angoli; trovare dei posti in cui dire: io qui scrivo di questo posto, sono il primo, ecco la mia bandierina, pensavo. Che pensiero brutto, la bandierina.
E mi è venuto in mente di quando si va in giro, magari in montagna, appoggi il piede in un posto preciso e ti chiedi Chissà quanti piedi si sono posati su questa roccia. Magari, ti dici, magari nessuno. Magari sei il primo uomo, tu pensi, che ha posato il piede in quel luogo preciso, luogo che magari dieci centimetri più in là è stato frequentatissimo, ma lì, in quel posto preciso, non aveva mai appoggiato i piedi nessuno.
Son cose che a me mi vengon da pensare soprattutto in montagna, è la montagna che stimola quei pensieri lì speculativi, la montagna fa questa cosa qua ai pensieri, tipo una volta, mi ricordo, sono arrivato in cima a un monte, ho tirato fuori il cellulare dalla tasca, ho pensato: Secondo me, di qui, non ha mai twittato* nessuno.