vita di blogger

Sull’integrazione e il terrorismo

Dicono l’integrazione l’integrazione, ma nessuno ci fa caso agli inconvenienti delle famiglie multietniche. Io ci sto anche provando, tipo che ho la fidanzata di Firenze, solo che succedono delle cose, tipo sul balcone, che a un certo punto lei si mette a dire ad alta voce cose come Quell’armadietto lì potremmo metterlo qui, e dentro ci mettiamo tutte le granate.
Tu ti guardi intorno per veder se ha sentito qualcuno, ché sai benissimo che le granate son le scope di saggina, e che i fiorentini adoperano quel termine abitualmente, però i vicini, i vicini qua di Cuneo, chissà cos’han pensato.

Standard

12 thoughts on “Sull’integrazione e il terrorismo

  1. Ahah! Come si dice: paese che vai, granate che trovi. E’ già qualche tempo che ti seguo, trovo che tu abbia uno stile davvero originale, simpatico e irriverente. Credo che possedere le capacità di trattare anche del nulla senza essere banali non sia dote comune, ti faccio i miei complimenti.

  2. leonardo4it says:

    certo che anche una sola granata è più che sufficiente e darebbe fastidio uguale, ma “… tutte le granate…” fa anche molta paura

  3. maeandro says:

    Ma, e il Folletto? Che te ne fai di tutte quelle granate quando hai un aspirapolvere come quello?

  4. LorenZo says:

    Consiglio. Se me lo concedi. Prova ad ignorare queste paranoie. Proprio ignora la sensazione di imbarazzo, considerala falsa e proveniente da altre fonti. La storia della scopa/granata o del negozio di Micelio dove credi di disturbare… sono solo pretesti per far affiorare delle paranoie che si originano altrove. Cerca questo altrove e forse spariranno le paranoie. E quando la tua fiorentina dirà “granate” magari ti verranno in mente le magliette del Torino, delle palate di grano, o delle granite pugliesi… :-)

    P.S. Ma la “fiorentina” non era proibita dalla comunità europea? :-)
    Morale: tutto ha un senso buono ed uno cattivo. Sei tu che stabilisci la direzione!
    Direzione… un ufficio col direttore? :-)

  5. Io quelle che tu chiami paranoie son cose che mi invento per scrivere sul blog. se elimino quelle dopo non so mica cosa scrivere :)

  6. B says:

    E’ difficile per una lasciare la sua casa in un posto grande e bellissimo e andare in una piccola casa di uno, che non si sa che posto è, mah… che casa è poi…mah… E’ una cosa che fa pensare alle cose romantiche. E’ una cosa che non è mica vero che ci vuole dell’incoscienza per farla: ci vuole del coraggio invece, del coraggio proprio. Secondo me è una cosa del Sentimento che non c’ha eguali. E che quindi, dopo, uno deve ricompensare una, e non lo so se ci riuscirà mai, non lo so per venire pari cosa dovrà fare, uno. Uno deve dire a una: Fai tutto quello che vuoi e chiamalo coi nomi che vuoi, anzi chiama tutto ciò che vedi qui in questo posto Nostro (mica solo mio) con tutti i nomi che vuoi, e io ti ringrazio ogni istante e momento, per esserci venuta, in questo posto qua. Ecco.
    A me gli zerbini mi son sempre piaciuti, a forma di Hello Kitty magari non lo so, però uno può pensare che son come degli scudi antigranata, volendo, oppure antisommossa, al limite.
    Che qui c’eravamo intristiti a leggere delle spese con le maracas all’Auchan, e delle zuppe finte con le foto bugiarde, e dei ragionamenti puerili un bel po’, era ora che ci abitasse una, con uno! Anche se a sapere che uno era tutto solo con l’animaletto del cancelletto arancione (quello del social, che non sapevo come chiamarlo per via che non si pensasse male) veniva della tenerezza, che adesso invece no. Senza pietà, d’or’innanzi!

    Però sono tanto contenta per te, Alessandro. Per voi.

    B

  7. mgg64 says:

    secondo me voleva proprio dire GRANATE…cioè le bombe..che una solo così si prepara alla convivenza.. ihihi

  8. Amanita says:

    Ecco, io questo post me lo ricordavo: mi aveva fatto ridere parecchio. Lieta di aver conosciuto la bombarola alla blogfest!

Rispondi