Sono una persona orribile /19
lunedì 5 luglio 2010
Ultimamente, tutte le volte che esco dalla doccia mi vien da starnutire. Ho paura di esser diventato allergico.

Ultimamente, tutte le volte che esco dalla doccia mi vien da starnutire. Ho paura di esser diventato allergico.
Ci pensavo ieri, che se ci son dei luoghi che conosco letterariamente, e hanno per me una magia tutta loro dovuta alle mie letture, io preferisco non andarci, perché ho paura che andandoci tutta questa loro speciale magia si dissolverebbe, per un possibile contrasto tra ciò che traspare dalle pagine e ciò che appare in superficie, andandoci. Ecco, pensavo, bisogna andare in dei posti di cui non ha mai scritto nessuno, per vederli come sono, e poi magari, magari scriverne per primi, fare, forse, una specie di pipì letteraria negli angoli; trovare dei posti in cui dire: io qui scrivo di questo posto, sono il primo, ecco la mia bandierina, pensavo. Che pensiero brutto, la bandierina.
E mi è venuto in mente di quando si va in giro, magari in montagna, appoggi il piede in un posto preciso e ti chiedi Chissà quanti piedi si sono posati su questa roccia. Magari, ti dici, magari nessuno. Magari sei il primo uomo, tu pensi, che ha posato il piede in quel luogo preciso, luogo che magari dieci centimetri più in là è stato frequentatissimo, ma lì, in quel posto preciso, non aveva mai appoggiato i piedi nessuno.
Son cose che a me mi vengon da pensare soprattutto in montagna, è la montagna che stimola quei pensieri lì speculativi, la montagna fa questa cosa qua ai pensieri, tipo una volta, mi ricordo, sono arrivato in cima a un monte, ho tirato fuori il cellulare dalla tasca, ho pensato: Secondo me, di qui, non ha mai twittato* nessuno.
Ah, il popolo del fiume. Starei delle ore, a conversare, come si dice, amabilmente, guardando le chiatte passare, le chiatte lente e lunghe che risalgono il fiume, e vanno chissà dove, dopo che le zanzare si sono chetate, dopo che le zanzare hanno mangiato, dopo che le zanzare se ne sono andate altrove, a dissetarsi, a abbeverarsi, o forse, a dormire.
Ah, il popolo del fiume, ora lo capisco, con la sua ossessione per gli scarabei, ci son degli scarabei grandissimi, vicino al fiume. Dicevano gli egizi, mi sembra, che gli scarabei portan fortuna. Io avevo uno scarabeo, uno scarabeo personale, in riva al fiume, un grande scarabeo, marrone, non son neanche sicuro che fosse uno scarabeo, ma ci assomigliava, a uno scarabeo, solo che era più grosso di quelli che avevo portato dall’Egitto, sarà stato quattro o cinque centimetri, non son sicuro, non ci ho guardato bene, ero un po’ sorpreso, dal trovarmi uno scarabeo personale, lì, mentre stavo conversando, sotto delle luci, mentre ero in qualche modo al centro dell’attenzione, anche se il mio essere al centro dell’attenzione non c’entrava, credo, con l’avere uno scarabeo personale.
Non mi rendevo conto, sinceramente, che non troppo lontano, qua, nel nord Italia, il popolo del fiume aveva un fiume navigabile, navigabile con delle chiatte, con dei battelli, che fanno anche, mi hanno detto, un servizio turistico, ti fan andare su e giù per il fiume, Gualtieri Guastalla e poi giù, verso la foce, e poi tornare.
Poi adesso, a ripensare allo scarabeo, non sono mica sicuro sicuro che fosse uno scarabeo, magari lo era, magari era stercorario.