E io che mi pensavo » 2010 » settembre

Archivio di settembre, 2010

Le nonne

mercoledì 8 settembre 2010

Non so più chi è, ma mi ricordo che qualche tempo fa ho letto da qualche parte di uno, un qualche operatore della cultura, uno scrittore, un critico o uno di qualche casa editrice, che diceva che a vent’anni uno non dovrebbe mai scriverle, le cose autobiografiche, perché a vent’anni si ha poca esperienza del mondo, e che alla fine, se uno a vent’anni si mette a scrivere delle cose autobiografiche, di cosa vuoi che parli, finisce sempre a parlare delle nonne. Quando ho letto questa cosa qua ho subito pensato che a me, se le scrive uno che sa scrivere, o ancora meglio se le scrive uno che non sa scrivere, le cose che parlano di nonne son quelle che piacciono più di tutte. Son ancora meglio delle cose che parlano di mamme, per me. Hanno sempre un qualcosa, le cose che parlano di nonne.

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Sono una persona orribile /20

venerdì 3 settembre 2010

Quando vedo un camion che ha dietro l’effigie di Padre Pio, mi vien sempre da toccarmi le balle.

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Non ci sarà da urlare al destino

giovedì 2 settembre 2010

C’era una bambina seduta su uno di quei giochi un po’ da baraccone, uno di quelli in cui metti la monetina e loro si muovono, emettono luci e suoni, e la bambina lo cavalcava felice come fosse stata su un pony; la mamma, a pochi passi, guardava nel vuoto, con un espressione che non saprei dire, ma certo non felice, forse aveva dei pensieri, forse anche lei stava pensando che la sua bambina stava cavalcando un aeroplano, e neanche un aeroplano qualunque, ma una replica parodistica di un Lockheed F-117 Nighthawk, e magari se lo stava dicendo anche lei che il Lockheed F-117 Nighthawk è un aereo stealth, fatto per essere invisibile, e con tutte quelle luci e suoni, come si faceva, a essere invisibili, e forse il suo sguardo era uno sguardo perplesso, come il mio, che passavo di lì, e le guardavo, mamma e bambina, con il loro aereo militare, che avrebbe dovuto essere invisibile, ma con tutto quel casino, come si faceva.

Mentre passavo di lì, per puro caso (e infatti si vedrà che non ci sarà da urlare al destino o alla coincidenza, visto che quel che segue non c’entra un fico con l’aereo, la donna e la bambina, e si potrà quindi dire tranquillamente che il caso fa le cose a caso, proprio come sarebbe opportuno che facesse) stavo leggendo un libretto, l’Album fotografico di Giorgio Manganelli, in cui a un certo punto la figlia di Manganelli, Lietta Manganeli, dice che loro di famiglia non sono ebrei, però qualcosa c’è, non sono ebrei, però l’aspetto fisico la tradisce, una certa origine ebraica, e anche nella nonna, fervente cattolica, c’erano caratteristiche che svelavano certe radici; e poi, dice la Manganelli, che in famiglia c’è sempre stata quell’abitudine tipicamente ebraica di parlare con Dio come se fosse il cugino e di dirgli: vado un attimo di là, mi guardi l’arrosto?

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A farcela

mercoledì 1 settembre 2010

Dai dai, mi dicevo, dai che anche stavolta la sfanghiamo. (La sfanghiamo, mi dicevo) Dai che ce la facciamo. (Ce la facciamo, mi dicevo) Ma quel libro era scomparso, non c’era più, non si trovava da nessuna parte. Era sparito. Eppure era proprio lì, son sicuro. O forse no, forse era lì, vicino a quell’altro, però forse era lì una volta, nella vecchia libreria, e magari nella nuova libreria io me lo immagino solo, che sia lì, vicino a quell’altro, e invece no, magari in quella libreria non c’è mai stato, magari è ancora in uno scatolone, chi lo sa, magari in garage. (Porca miseria, mi dicevo) Mi serviva quel libro lì per darmi uno scrollone (che a volte mi sento che mi basti leggere due righe, mezza pagina, due pagine di un libro specifico per darmi uno scrollone, darmi l’ispirazione che mi fa andare avanti tutta la giornata), mi serviva proprio quel libro lì, e tutti i libri che ci son nella libreria adesso diventano insignificanti. Come faccio adesso? (mi dicevo: come faccio adesso?) Come la sfanghiamo? Ce la facciamo, dopo lo troviamo, e la sfanghiamo.

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