A volte mi sento come i nonni. I nonni, intesi come categorie dello spirito, non nonni specifici, dei nonni ideali, che quando sei piccolo e non hai voglia di mangiare, e magari lasci mezza roba nel piatto, ti dicono Te dovresti fare una guerra. Oppure ti dicono che anche Pinocchio, che lasciava le bucce e i torsoli di pera, poi anche lui li mangia quando ha fame, i torsoli di pera, perché dovresti provarla, la fame, poi vedi come ci si sente ad aver fame, ti dicono quei nonni ideali ai quali ogni tanto assomiglio. Perché io, quelli a cui piace il cinematografo, a volte mi piacerebbe dirgli Te dovresti fare una guerra, poi vedi come ci si sente, Te dovresti fare una guerra, in specifico dovresti fare la prima guerra mondiale, una estenuante guerra di trincea, una estenuante guerra insensata e capiresti, io credo che capiresti come ci si sente nei miei panni, nei miei panni quando son lì, fermo, sul divano, davanti al televisore e mi guardo un film, lì, inerte e impotente, a guardare e ascoltare avvenimenti che qualcuno, degli sconosciuti, chissà chi, ha deciso che avvenissero, in quel modo, in quella sequenza, per lunghissimi minuti o ore o chissà quanto. E io sono lì, inutile,

Come questa pietra
Del S. Michele
Così fredda
Così dura
Così prosciugata
Così refrattaria
Così totalmente
Disanimata
Mentre guardo il cinematografo.