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Archivio di ottobre, 2010

Vuoto, pieno, cartongesso

mercoledì 6 ottobre 2010

Niente. Neanche lo stratagemma della Pagina a caso su Wikipedia mi aiuta. Non c’è niente dentro la testa che possa stare anche dentro un blog. Non è che suona vuota: se suonasse vuota ci sarebbe un sacco di spazio per cose che potrebbero starci dentro, e stare anche in un blog. Non fa il rumore del cartongesso, fa il rumore di uno di quei bei muri portanti di una volta, spessi un metro e mezzo, che riparano ancora oggi dal freddo e dal caldo, che la gente quando entra ti dice Ma che bella temperatura. È perché è piena, la testa, ma non di cose che si possono scrivere in un blog, è piena di altre cose che forse non ci stanno, o forse ci stanno, ma bisogna trovare il modo, ma avendo la testa piena di cose uno non riesce neanche a trovare il modo. Tra l’altro, m’è venuto in mente, sull’argomento del cartongesso, che a scuola uno aveva tirato un pugno nel muro di cartongesso, credo che il buco ci sia ancora adesso.

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Cose che ho fatto e che non vi ho detto che ho fatto

lunedì 4 ottobre 2010

Ci sono cose che ho fatto e che non vi ho detto che ho fatto, e mi scuso, e riparo ora dicendolo, che le ho fatte, così poi non mi dite che non l’ho detto.

Per esempio, è uscito l’ultimo libro di Amedeo Balbi, che si chiama Seconda stella a destra, e mi è stato chiesto di scrivere una specie di postfazione, una specie di poscritto al libro. Il libro è veramente bellissimo e dovete comprarlo anche se pensavate che non ve ne fregasse niente dell’astronomia, perché è un libro scritto in un modo che quando lo aprite poi non lo chiudete finché non lo avete finito, tanto è scritto bene. C’è la prefazione di Margherita Hack, e c’è la mia postfazione. Io, quando l’ho saputo, che avrei dovuto scrivere un contraltare a quel che ha scritto la Hack, di dover fare una specie di panino con la Hack, in cui il ripieno era il mio cosmologo di fiducia, il Balbi, ho sussultato. Ditemi poi se v’è piaciuta: finisce con la parola Sombrero.

Poi ho fatto un’altra cosa che non mi sarei aspettato: ho fatto una traduzione. C’è questa nuova casa editrice che si chiama 40k, che pubblica ebook in più lingue in contemporanea, e c’è questo racconto inedito di Bruce Sterling che si chiama Il Bisturi Partenopeo, e io, che di libri di Sterling ne ho macinati qualcuno, soprattutto nella mia adolescenza cyberpunk, quando son stato chiamato a tradurlo in italiano non sapevo proprio cosa dirmene, e ho accettato, ed è stata una bella esperienza (per le parti che mi venivano più difficili mi sono fatto aiutare da maia, che mi ha tolto non poche grane). Bene, è uscito, sia in inglese, sia in italiano, è una storia in stile steampunk ambientata nell’Italia del Risorgimento: sappiatemi dire, perché è la mia prima traduzione, e se ho sbagliato qualcosa, mi piacerebbe saperlo (l’ebook costa pochissimo, neanche tre euro, non avete scuse).

Ecco, adesso ve le ho dette, e non potete dire che non ve le ho dette, perché adesso ve le ho dette.

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Poesia Blu cobalto

sabato 2 ottobre 2010

Tatuaggi,
pensavo,
potrei farmi
dei tatuaggi.

Potrei farmene uno,
uno solo,
pensavo,
senza disegni.

Uno solo
che ricopra
tutto il corpo,
un tatuaggio
tinta unita.

Un tatuaggio
Blu cobalto.

E andrei in giro
tutto ricoperto di inchiostro
Blu cobalto,
Blu cobalto
iniettato sotto pelle
sulla testa sulla faccia
sulle mani sulle braccia
sui piedi sulle gambe
sull’addome sulla schiena.

E qualcuno mi incontrerebbe
e mi direbbe
Che cosa ti è successo.

Ma la maggior parte
della gente
non si accorgerebbe
di niente.

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