Quel punto lì
giovedì 10 marzo 2011
C’è un punto in cui il pane non è più morbido ma non è ancora duro, c’è quel punto lì in cui riesci a tagliare delle fette sottilissime senza che si sbricioli, ecco, quando il pane è in quel punto lì, io taglio il pane, mi sembra una cosa bellissima.



21 commenti
Sei il genio della semplicità
e le cose geniali sono sempre semplici
è nei dettagli che le complicità echeggiano-chegiano-giano-ano-ano-no-o . Oibò !
È un modo per stigmatizzare i rimproveri della tua compagna?
“Ancora non hai comprato il pane, bastardo?”.
“Ma guarda che bello tagliarlo quand’è così”.
che bella immagine!
io faccio un pò la stessa cosa con l’hashish.
mazze e panelle fanno i figli belli, i quali sviluppano il pallino scherzoso della filosofia. da qui l’origne della scrittura.
in contemporanea si sviluppa anche, contro il parere del soggetto medesimo, una precoce calvizie.
la calvizia e una affascinante handicap.
quando si è calvi o si scrive sempre in un blog o si scopa, il folletto, si lavano i piatti, si spolvera e così via.
schematicamente parlando, ci sono più scrittori con la calvizie, incipiente e definitiva, nonostante trapianti e catramazioni mattutuine, che scrittrici calve.
le scrittrici aboranno tagliare il pane a fette.
da quando l’uomo è andato sulla luna sono cambiate molte cose sulla terra. la terra è un ex paradiso terrestre.
dalla terra mica scaturisce il cielo. arrotno alla terra c’è questo cielo che altro non è che una corona di spugna.
se qualcuno si incavalo, ma non diciamo chi, e strizza ‘sta corona di spugna a forma di cielo, piove. quando due persone sono innamorate e passeggiano sotto la pioggia dicono: E’ bellissimo passaggiare sotto la pioggia. e si baciano. Quando non si amano più sbraitano contro il cielo.
le scrittici son contente: il tempo di affettare il pane nemmeno a pensaeci. hanno delle criniere che sembrano amazzoni al galoppo. mangiano cornetti, grissini e pastarelle.
di sera, semmai la pizza.
la pizza si taglia, ma non emette briciole. perciò le pizzerie di sera sono piene di scrittrici zazzarute.
Mi fa male un po’ la gola e ho una tosse stizzosa.
Questa però è un’altra storia. Pacifico, e è acclarato.
Vera, questa cosa del pane.
Signor Transit, ha mangiato una peperonata prima di fare questo sogno?
Note domenicali a margine, dopo il lavoro.
L’anima è un corpo brutto e cadente.
L’anima è la poesia.
Il corpo impostore, affascinato, esaltato da Metamorfosi.
Più l’anima è sporca più essa risplende.
L’anima è uno specchio.
L’anima gioca a guardarsi. L’anima è il passaporto che non costa nulla.
Chi più ha dato carne all’anima e ha vestito il corpo velato dell’anima?
Giacumino, chillo d’a ginestra ‘e ncopp”o Vesuvio.
Isso, ‘o poeta di Recanati ca cammenava pe’ dint’e viche tra s, Teresa e ‘a Sanità. Teneva e cosce chiatte e pesante e ‘o piezzo di sopra sicco, comme si fosse stato ‘nu Tbc.
L’anima è il corpo nudo.
L’anima è il corpo bello e armonioso; di certo non di Giacomo.
L’anima è il corpo brutto e sgraziato; di sicuro di Leo.
L’anima è il tentativo di staccarsi dal corpo.
Quando si mette a tacere il corpo, l’anima è del diavolo, umano.
L’anima è la recita a teatro.
Più si recita più l’anima si materializza nell’occhio di bue.
L’anima è l’armonia invisibile dopo ogni delitto.
L’anima è il baro che sa di barare e imbrogliare.
L’anima, come la razza umana, non ha confine.
La differenza tra anima e corpo è nella visuale ristretta e vasta.
L’anima è il tempo che passa.
Inseguirla per catturarla e farne farfalla da teca è da circo equestre.
L’anima è la varietà degli animali.
Il corpo degli animali non ha bisogno di vestiti.
Gli animali sono l’agnello sacrificale.
L’uomo ha vergogna delle propri nudità.
Gli animali che non hanno l’anima no. Si acccoppiano senza girare film porno.
L’anima è sempre nuda; ed è per questo assillo che si nasconde e fugge.
L’anima è terra estrema.
L’anima è l’ascensore vuoto dell’uomo.
L’anima è il desrto del corpo.
L’anima è la voce afasica disumana del corpo.
L’anima è come la morte; silenzio di polvere che non si può comprare.
L’anima depositata a fermentare nel corpo inatletico e di scorfano, ranavuottolo e scartellatiello di Giacomo. Isso si è sobbarcato il peso dell’anima e della poesia, come Giuda quella del tradimento più famoso sulla faccia dela terra. Cosa doveva soffrire stu povero maronna? Achi aveva acciso? Eppure, ‘a mamma era si sevara, ma era ‘na bella femmena. Il padre, anche se chiacchierone, pur’isso nun era mica ‘nu cachisso. ‘Nzomma, esteticamente, niscino penzava ca avesse mis’o munno scorfano di nome Giacomo.
Ma Giacumino ‘o Ranavuottolo l’hanno visto ncopp’e Quartieri Spagnoli.
Forse nun ce credite, ma ‘a gente dei vicoli è uscita dai bassi e in corteo ha partecipato alla festa di matrimonio tra ‘o Scartellatiello e ‘a ‘nnammurata soia. E doppo tutti a festeggiare abballanno, cantanno e mangianno. E si vulite vedè comme se chiammava ‘a sposa ‘e Giacumino, basta ca jate ‘a sezione d’o municipio di piazza Dante e cercate dint’e documenti addò sta scritto: si certifica dell’avvenuto matrimonio tra il signor Giacomo Leopardi di Recanati e la signorina Poesia Figliola.
AIUTATELO!!!
Aggiuntive noterelle a margine, prima di andare, questa sera, a lavoro.
PS: Sacro e profano; e,mio incanto disperso e disperato di guardar luna e stelle. E col naso al cielo, non accorgermi di mettere il piede nella parte immonda del mondo. Eppure la parte immonda dell’uomo è il corpo; il suo corpo; il corpo materiale,di sangue e respiro e aprole tracimate. Ricatti, bassezze e fragilità. Di moribonde fragilità. E orrore. E poesia. Insomma una dimora di appartenenza bisognava pur dare alle necessità dell’anelito in tutte le sue rutilanti sfaccettature al Grande, Immenso Poeta. Chi sono io, oh luna che mi fissi?
Ma, vi chiedo: perchè nessuna femmena ‘mpernacchiata dell’alta società né ‘na vrenzela vaiassa di strada e né una bizzoca di chiesa amante e né una brava ragazza amante di gossip, lettrice di romanzi rosa, tipo i Promessi sposi, hanno dato ‘nu pucurillo di bene, sarebbe a dicere ammore ‘e core e ammore non secondario di sciuscia all’autore di poesie struggenti qual’era ‘o Scartellatiello.
Perchè mai ‘o Scuorfano dall’anima devastata dal sublime poetare, visto che era timido e a disagio nel cortile della vita del proprio cammino individuale, non ha mai potuto disporre in un modo o nell’altro di un certo quantitativo di donnine allegre, tipo belle epoque, Mouline Rouge e Cafè Chantant che probabilmente lui avrebbe rifiutato, preso com’era dal furore amore per l’amore?
A quale appartenenza corporea e dell’anima(aveva l’anima costui, giacché il corpo era devastato dalla bruttezza?) agognava ‘o Poeta di Recanati? Non è forse sublime che ciò avvenga in un poeta?
Il poeta è brutto. Il poeta è il dolore in persona. Se il poeta non è brutto nel corpo, è brutto dentro. Se il poeta non conosce il dolore non ha vissuto nessuna guerra e non ha ferite e non ha la lebbra.
Se non quel suo corpo brutto e compromettente, almeno l’anima, almeno nelle parole dell’aere e della sospensione del mito, la sua anima, se un anima aveva, ha trovato dimora e dimensione umana alla quantità stratosferica di anima terrena e ideale?
A chi tutte(…) e a chi niente: povero, povero Giacumino ‘o Ranavuottolo.
Ma chi ‘o ssape, si quanno stette ‘e casa ncopp’e i Miracoli, ogni tanto jeve passeggiando sopra i Quartieri Spagnoli, entrava dentro il basso a luci rosse di dint’o vascio di Titina ‘a zengara e se faceva una ddoje tre e quatto chiandelle(chiavate); cinche sei sette e otto sciammerie(chiavate) alla faccia di chi non gliela aveva data e anche perchè stava arretrato e arrapato assaje.
Che volete farmi dire? Ma cosa aggia dicere? Pecchè ve l’aggia dicere? Pe’ me fa bello? Ma chè.
Là, ncopp’o Vesevo, dint’e vene d’a vummucatura, sarebbe a dicere ‘a pietra lavica, mettenno radice purtato d’o viento, cresce ‘a ginestra. E a pochi passi, dint’e viche scure, a dduje passi appena ce stanno sti femmene ca comme professione fanno ‘e puttane.
A chi tutte e a chi niente: povero, povero Giacumino ‘o Ranavuottolo, pure cu ‘e zoccole ha avuta la malaparata. Ginestra a ccà e a là e nisciuna femmena, pure a pagamento, almeno pe’ ‘na vota sola. ‘na nuttata ‘e luna chiena, ‘O Ranavuottolo, ha fatto anema e curaggio e in vernacolo cu ll’accento di Recanati, c’o core in mano, l’ha ditto:
- Carmè. Carmela mia. Sango ‘e stu sango ca me sbatte mpietto e ca me fa aizà ‘o bastone. Oh, mia Partenope vergine rediviva, ammuinatrice sottoproletaria di via Toledo, sciore senza arte né parte. Signora mia, almeno tu, cuorpo desiderato ‘a ll’uommene d’a terra. Tu, zizze, cosce, culo e faccia, uocchie ca luceano, core sincero ca pe’ ‘na magnata di fave, quatte sorde e ‘na cullana ‘e perla di mia madre. Tu ca stanotte me staje facenno vedè e surece russe; tu, ca staie parlanno cu a voce d’a luna; tu ca me staie straccianno ‘e carne ‘e stu cuorpo sulitario. Tu, zoccola, tu che sei balzamo di vitalità pe’ stu cuorpo ‘mpupazzato di sofferenza e ll’anema. Carmè, damme ciento e mille vase e n’ata vota vaseme, e ppo’ ancora. Come sai fare Tu. Ammore e miezz’a via, ammore d’o Vesevo.
…e se in quel pane lì, a quel punto lì, spalmi su un po’ di nutella, rischi di incagliare in un punto di non-ritorno per le tue papille gustative. Insomma: questione di punti.
quando il pane è così, che ci puoi fare fette sottili, poi le metti in forno e le trasformi in freselle che mangiate calde calde sono una goduria e nel latte bianco, a colazione, anche…
vien voglia di alzare le chiappe e andare in cucina per cercare un tozzo di pane avanzato.
Be’, potresti anche misurare la sottigliezza, così tanto per rendersi conto di quanto siano sottili queste fette.
transit ho letto il tuo primo commento e volevo scrivere:
“transit ti amo”
poi ho letto il secondo e volevo scrivere:
“transit da grande voglio essere come te, solo un pò più sintetico.”
Il terzo non l’ho letto, che devo andare a pranzare.
Mi piace molto.
Anche Heidi e sua nonna gradirebbero un fetta di questo pensiero.
Bill Lee,
fa benissimo: buon pranzo e prosit a te. la poesia è un fatto di stomaco. quando stai pieno, meglio lasciar perdere e farsi una passeggiata e semmai, dopo, fare l’amore. come tu ben sai, quasi sempre, la poesia è teatralità, almeno nella voce. leggi ad alta voce, è lì che ti accorgerai se funziona o no. anche se qualche frase e termine è in dialetto, in qusto caso prosegui lo stesso. quando mi capita di andare a curiosare negli altri blog e faccio fatica a leggere un post lascio perdere. e cosi nessuno si prende collera.
grazie dell’attenzione.
verrò a trovarti nella tua dimora-blog.
ciao
Ma anche il coltello ha la sua importanza senò col cavolo che le tagli le fette sottilissime
Bellissimo quel momento, peccato che dura solo per quel giorno. Ma fortuna che la vita è un continuo ciclo, e allora ne compri un altro, ed ecco di nuovo quel momento.
Mi piacerebbe informarti che sulla mia Valigia di Caffè adibisco vari Concorsi (o contest), ed è già in corso uno di Fotografia. Puoi andare a guardare anche le altre sezioni, tra cui Racconti, Consiglio Libri, Testi Teatrali..
Buona giornata!
…un pó come l’orizzonte degli eventi..