Pubblicitari verdi fritti
lunedì 18 aprile 2011
Quando sento che alla radio, o alla televisione, c’è una trasmissione che parla di creatività io son sempre contento. La creazione, la nascita delle idee, la scoperta, l’invenzione, son cose che mi hanno sempre attratto, e se alla radio, o alla televisione, c’è qualcosa che parla di questi argomenti, io spengo tutto il resto, spengo musiche, spengo i libri, spengo i pensieri e ascolto. Poi, la delusione. Succede sempre che quando si parla di creatività alla fine finiscono con il parlare di pubblicità, di pubblicitari, di copywriter, di art-director e così via. Uno si mette lì in ascolto, magari in macchina, pensando che finalmente alla radio diano qualcosa di interessante, e no, alla fine parlano di pubblicità, e uno che sta guidando, magari uno che deve guidare un paio d’ore, che era pronto a assorbir la conoscenza o per lo meno a dilettarsi un po’ con delle belle storie di scoperta e d’invenzione, storie di scienziati, di scrittori, di artisti, e invece, delusione, si trova a ascoltar di gente che deve trovare il modo di vendere delle macchine o dei detersivi. Poi dicono che uno perde la fiducia nell’umanità: vorrei ben vedere.
E già che siamo qui, se siete dei pubblicitari, e v’è venuto in mente di mettere un rumore di campanello, o di telefono, dentro una pubblicità televisiva per attirare l’attenzione dello spettatore, cambiate lavoro, andate a fare i pescatori. E se, peggio ancora, avete mai pensato di mettere, dentro una pubblicità radiofonica, il rumore d’un clacson, di una sgommata o di un incidente stradale, ecco, se solo v’è venuto in mente, sappiate che, appena v’è venuto in mente, l’umano che avete dentro di voi si è sparato un colpo in testa, e adesso siete senza. Vagate come fantasmi nelle vostre città, tra i sushi e i sashimi e gli happy hour, ma l’umano che avevate dentro di voi se n’è andato, senza neanche lasciarvi un biglietto, e siete lì, morti senza saperlo, a pensare alla campagna di domani.



28 commenti
http://www.youtube.com/watch?v=uZub-7ulikc ;)
RR, ce l’ho avuto in mente tutto il tempo mentre lo scrivevo, volevo anche citarlo, ma poi non ce la faccio come registro linguistico ;)
Che poi i pubblicitari non saprei, ma la pubblicità è una roba strana. Il 99% delle pubblicità mi scivola via e non mi ricordo niente, ma se ne vedo una carina mi ricordo quella ma non so a che prodotto è associata. O sarò strana io?
@Cica: succede anche a me.
E il resto l’ho scritto qui: http://radiofreemouth.blogspot.com/2011/02/communication-breakdown.html
Da copywriter quale sono stata per anni, concordo in pieno su quasi tutto.
io non sapevo nemmeno cosa voleva dire di preciso copywriter, poi guardando, mi sa che ho beccato un esempio di quando in TV (…!) si insinuava che wikipedia era superficiale, in TV (… … !!!)
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Copywriter
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il redattore pubblicitario o copywriter è la persona che redige i testi all’interno di una agenzia pubblicitaria. Insieme al direttore artistico forma la coppia creativa.
* 1 La coppia creativa e i ruoli in agenzia
:-) mancava un sorriso
quando c’è la pubblicità, si cambia canale…. alla faccia della creatività…
Ma tu sei uno intelligente e attento che se c’è una trasmissione radiofonica o televisiva che ti pare interessante allora spegne tutto. invece questi pubblicitari qui di cui parli, quelli che fanno il copiaincolla delle puttanate, puntano sul fatto che di persone come te, che ascoltano, non ce ne sono. O vorrebbero non ce ne fossero più. o lavorano perché non ce ne siano più.
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Condivido appieno, e debbo dire con entusiasmo.
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Beh, e che é questa alzata di i-Pad2 contro la pubblicità, eh?
C’è qualcheduno che potrebbe dire che la rete vive proprio di questo, che è effimera, che non c’è creatività perchè non è una vera forma d’arte. Bisogna stare attenti ai Matusalemme, che certe volte sono gli insospettabili intelligenti supersnob all’incontrario, come te, certe volte, Alessandro.
E poi, tra il sushi/sashimi e lo slow food iperDOC io non ci vedo molta differenza. Come tra gli happy hour e le presentazioni col lambrusco alle Feste dell’Unità:c’è qualcheduno che si mostra e promuove sempre se stesso. E che male c’è? La gente è la gente, secondo me.
Certe pubblicità poi sono belle quanto inutili, o qui si vuole dire che esistono delle cose di valore e delle cose No, eh?
Che bello che certe volte scrivi delle cose istintive e arrabbiate tanto quanto stupide anche tu, Alessandro. E’ una cosa che ti umanizza.
Così oso dire, io che vengo da Carosello.
OK, B fa il pubblicitario.
Prossimo gioco?
SpeakerMuto fa il blogger. Qualcheduno potrebbe dire che non c’ha di meglio da fare, SpeakerMuto, che ammutolire i dissidenti, ma io non lo dico.
Ah ecco, ho indovinato ;^)
Ammutolire? Boh, non mi pare di aver cancellato il tuo commento ;^) Questo blog non è mio, per carità. Magari avrei usato toni più simpatici, ecco, evitando l’aggettivo “stupide”. Ma io sono un cazzone e non faccio testo, B.
SpeakerMuto tu sei permaloso e la gente permalosa a me mi piace.
Non riesco a trovare il simbolino con la curvetta e la parentesi, adesso, qui, però secondo me è una faccina o qualcosa di simile. Dovrei saperlo, a che parola corrisponde, facendo il pubblicitario… Allora decido che è una faccina che sorride, come la mia.
Non mi cancellare, nemmeno col pensiero da ospite impotente dell’Arancione, ti prego, sarebbe una cosa STUPIDA, forse.
Ah, hai fatto testo, lo fai comunque.
Guarda B che io ho ragione :)
Sia nella prima parte, sia nella seconda parte, non è mica discutibile, è vero, tutto eh, sia la prima parte, in cui si critica il fatto che si faccia corrispondere la parola ‘creativo’ alla parola ‘pubblicitario’, sia la seconda, in cui si critica l’uso di mezzucci per catturare l’attenzione, specie nell’ultimo caso, che rende alcune pubblicità particolarmente odiose. Mi è capitato più volte di allarmarmi per un clacson o per un incidente stradale, e invece era solo la radio. Brutto brutto espediente, brutto brutto.
La notte dei pubblicitari viventi.
Questi qui hanno fatto tutto un lavoro psicologico atto esclusivamente a stimolare quella parte di cervello sulla quale hanno constato di essere particolarmente sensibili mirate azioni coercitive. Azioni talmente efficaci che ci illudono che la scelta sia una libera scelta, ma che in verità è una funzione intrinseca dell’azione. L’obiettivo della pubblicità sta nel fatto di indurci in una sorta di di trans cercando di escludere la realtà che ci circonda per tutti i trenta secondi necessari a raggiungere lo scopo. Sta nei pubblicitari e company a trovare le azioni più efficaci che alla fine ci faranno scegliere un prodotto anziché un altro. È una guerra!
B, io praticamente ti adoro, e credo sia la prima volta che non sono d’accordo con quello che scrivi. C’è una differenza enorme tra gli happy hour, le feste dell’Unità, i sashimi e la pubblicità. E Matusalemme c’entra nulla. Il fatto è che la pubblicità è l’elemento fondante di un sistema (quello capitalistico, o meglio consumistico) che, bè, tra noi ce lo possiamo dire, ci sta rovinando. Quando Bill Hicks dice “you are satana little helpers” parla proprio di questo, non tanto e non solo degli studi psicologici che stanno dietro la pubblicità e che la rendono così spietatamente cinica, ma delle conseguenze di tutto questo “vendere-comprare-vendere-comprare”. Poi, vabbè, dire “consumismo” oggi fà annoiar la gente, soprattutto in Italia, ma mica è una gran cosa, da parte nostra.. Vabbè, insomma, scusate se la faccio così lunga, ma la cosa mi ha colpito :-/
Comunque a me il post è piaciuto assai, evviva gli scrittori, gli inventori, i pittori, i musicisti, gli scienziati, evviva gli artisti!
Calimero, la Linea de La La La Lagostina, oppure Carmencita, anche queste hanno fanno parte della mia infanzia, e me le ricordo con nostalgia. Quando c’è la pubblicità, ovunque io sia, ora cambio canale, o stazione radio, e i quotidiani… sì, sono paginone pubblicitarie con qualche notizia fasullina in mezzo. Però le cose si trasformano sempre, che ci piaccia oppure no. Questo volevo dire: la Resistenza Culturale (che brutta espressione) passa anche attraverso queste cose: leggere, allegre. Se proprio uno deve “combattere”, lo deve fare con ironia, e le idee belle si possono trovare ovunque. Ci sono scrittori che a me piacciono tanto che scrivono e pubblicano per giornali o case editrici che nulla avrebbero a che fare con loro, ma scrivere non è mai una cosa ideologica: è scrivere e basta. Il Consumismo è anche tecnologico, è inutilità di cambiare Mac quando ne ho voglia, ad esempio, non solo di abbottarmi di olive durante un brifqualcosa (che poi qui queste mode ancora non arrivano e non arriveranno mai del tutto, io spero).
Mi diverte la rabbia ironica di sbandierare le proprie convinzioni, che più che Ideali a me piace chiamare Fissazioni. Ma mi annoiano gli Antiqualcosa.
Mi diverte sentire ancora dire Io ho ragione, perchè è un’espressione non fintobuonista. La pubblicità ha il proprio linguaggio, fastidioso e penetrante. Io cambio canale, ma non uso nemmeno I Like nei socioqualcosa, ad esempio. A me non piace quello strumento lì, ad esempio, a me non piace quel linguaggio lì, ad esempio, ma non dico: “E’ un linguaggio idiota e massificante”, dico che io non lo capisco. Quando le cose non ci piacciono diciamo: “Basta, è uno schifo!” facciamo tutti così, poi però teorizzare e trovare un senso ultimo ai propri gusti è andare oltre, è dire: “Voi non capite niente”.
L’Arancione vive di espedienti per catturare l’attenzione, ma non lo fa mica apposta (forse), è che è proprio un creativo, quel pubblicitario di se stesso che è Alessandro! E quando uno è creativo, è creativo, creativo, creativo ma d’un creativo… che non ce la fa, a non creare. C’è qualcheduno che possa dire che non c’ho ragione, eh?
Ma guardate che mi fraintendete, io non sono affatto antipubblicità. Mancano il punto sia B che A. Non ho mai detto questo. Ho detto solo che far coincidere la creatività con la pubblicità è una vaccata, e mi pare indiscutibile.
(B. la parte dei sushi dei sashimi e happy-hour è una citazione a memoria di una pubblicità, credo, della Mercedes. Mi piaceva includere linguaggi pubblicitari in un post che parla di pubblicità)
“la parte dei sushi dei sashimi e happy-hour è una citazione a memoria di una pubblicità, credo, della Mercedes”
Ah ecco, non era un delirio, ma un messaggio subliminale.
OK, B è un pubblicitario, Alessandro ha una concessionaria :^)
[...] via E io che mi pensavo » Pubblicitari verdi fritti ] [...]
[...] via E io che mi pensavo » Pubblicitari verdi fritti. [...]
Beh, non ascolti Radio 3…..!
Se vuoi veramente vedere cosa e’ un processo creativo, guardati “burden of dreams”, il documentario sul making of di Fitzcarraldo, un film di Herzog. Li’ vedi la disperazione, l’euforia e tutto lo spettro possibile di sentimenti nel quale e’ passato attraverso il regista.
comunque inserire rumori di traffico stradale in una pubblicità radiofonica è irritante, oltre che pericolosa.
Io la pubblicità alla radio non “la salto”, sentire il rumore di una frenata mi distrae e perdo lo spot. In radio la pubblicità di solito la seguo, specialmente in quelle stazioni dove non sparano un volume d’ascolto inadeguato (come fanno in TV, con volumi illegali).
[...] In questo periodo bellissimo e caldo a me piace un casino perché cominciano le sagre paesane che sono fantastiche e a me vengono in mente un sacco di ricordi meravigliosi tipo le giostre e le ragazzine e i 14 anni e “Stella Stai” di Umberto Tozzi e “Bollicine” di Vasco oppure Falco e la sua “Der Kommissar” e le serate in giro fino a tardi e i primi amori e l’aria tersa che io sono convinto che era diversa da quella di adesso. Ecco, questo periodo è bellissimo e triste insieme perché sono passati 30 anni anche se vedo mio figlio fare le stesse cose e comunque alle sagre appena posso ci vado comunque, magari non salgo in giostra, non mi innamoro di fronte alla dolcezza di una ragazzina ancora sbiadita nei movimenti, ma già bellissima. Io sono felice, quando arriva l’estate. Ma volevo parlare di grafica e di camerieri, non di ricordi e culi e giostre e luci e musica che non c’è più. Il fatto è che la mia cassetta della posta è invasa di brochure orribili fatte alla cazzo da grafici che sono tutto fuori che grafici, perché io credo che se uno è nato per fare il cameriere quello deve fare, mica il grafico e riempirsi pure la bocca. Allora ste brochure, dicevo, che in teoria dovrebbero publiccizzare una determinata sagra sono di un brutto da fare pena con tutti quelle pubblicità messe su alla cazzo che poi questi grafici manco fanno lo sforzo di provare ad inserirla la meglio la pubblicità, ci attaccano direttamente i bigliettini da visita delle aziende che sposorizzano l’evento. E se anche questi grafici facessero il loro lavoretto per nulla o non facessero nient’altro, peggio ancora, perché manco hanno imparato a fare quello e quindi non ci han mai messo un minimo di impegno. Ieri sera, durante una mini pausa poco prima di uscire con i secondi e i contorni, allora dicevo mi è capitata tra le mani la brocure della sagra di Levà che è un paesino che sta qui a tre chilometri e mi è venuto in mente un post di Bonino, che descriveva molto bene come sono molti grafici (quelli esperti, non certo da brocure di sagre paesane). Ma soprattutto cosa dovrebbero fare. E già che siamo qui, se siete dei pubblicitari, e v’è venuto in mente di mettere un rumore di campanello, o di telefono, dentro una pubblicità televisiva per attirare l’attenzione dello spettatore, cambiate lavoro, andate a fare i pescatori. E se, peggio ancora, avete mai pensato di mettere, dentro una pubblicità radiofonica, il rumore d’un clacson, di una sgommata o di un incidente stradale, ecco, se solo v’è venuto in mente, sappiate che, appena v’è venuto in mente, l’umano che avete dentro di voi si è sparato un colpo in testa, e adesso siete senza. Vagate come fantasmi nelle vostre città, tra i sushi e i sashimi e gli happy hour, ma l’umano che avevate dentro di voi se n’è andato, senza neanche lasciarvi un biglietto, e siete lì, morti senza saperlo, a pensare alla campagna di domani. Leggi tutto via Eio [...]