La luna
mercoledì 15 giugno 2011
Guardavo il video dell’allunaggio, 20 luglio 1969, Apollo 11, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Povero Michael Collins, ho pensato, tutto sto viaggio e poi non è neanche potuto scendere a guardar com’era, la luna, ché doveva star lì in orbita per poi tirar su gli altri due che invece son scesi a godersela in prima persona. Mi son chiesto come doveva essere, nel 1969, stare lì a guardare alla televisione in diretta le immagini che provenivano dalla luna. Io mi son già emozionato tantissimo a riguardarle su internet, ma chissà che emozioni deve aver provato, la gente dell’epoca, a vederle in diretta. Mi sembra una cosa inimmaginabile, io credo che avrei pianto, e mi vien da piangere ancora adesso a pensare che una cosa così io non la vedrò probabilmente mai, non potrò mai essere testimone di un evento del genere, vedere degli uomini che per la prima volta camminano sulla luna. La luna, quella cosa magica che c’è in cielo, e che si vede, nelle immagini, che è una specie di sasso grigio bitorzoluto che sta lì, nel cielo, e io spero sempre che non caschi.



18 commenti
La luna è un fotomontaggio degli americani orchestrato da Kennedy, Elvis, Jim Morrison e Paul McCartney su un’isola magica.
No, non cade. Al massimo diventa rossa ;-*
Io non vorrei sembrar cinica e rovinarti tutta l’emozione maaaa… quel video lì non era un fake?
Nel 1969 è stato una noia mortale. Era notte fonda, sto momento dello sbarco non arrivava mai, tutto quello che mi ricordo sono Tito Stagno e Ruggero Orlando.
Non amareggiarti, potrai vedere altre cose.
finchè
gli innamorati continueranno
le loro bagattelle fughe tradimenti scoppiamenti lacrime e sospiri e giuramenti e nascostamenti
la luna
come Giuda o Pinzio Pilato o Sacco e Vanzetti
è destinata attrice double face
a star lì
caprese, rossa o d’o Ranavuottolo Giacomino Leopardi
palo di chiarore argenteo
sui sospiri
gli idilli gli addii.
O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!
Composta nel 1819 (per alcuni nel 1820) a Recanati trovò una prima pubblicazione nel 1825 con il titolo “La Ricordanza”. Tema dominante, come ne L’Infinito, la gioia poi tradita dal dolore e un’unica via di fuga: i ricordi legati alla giovinezza.
Giacomo Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 – Napoli, 14 giugno 1837)
La prima volta che ho visto quei filmati è stato attraverso il proiettore 8mm di mio babbo. Lui aveva registrato tutto con la cinepresa attraverso la tv… e fu un’esperienza incredibile.
Mio padre mi svegliò, perché una cosa così era giusto che la vivessi da sveglio. Ma ero così piccolo che il ricordo in bianco e nero è confusissimo e si mischia con la finale di Messico 70, che era anche quella di notte e in bianco e nero, e per me la cosa storica è che stavo alzato a quell’ora.
E poi non sono sicuro che i ricordi che ho siano di quella volta lì o di altre volte, cose viste dopo, immaginazioni, memorie, fantasie…
Michael Collins era quello che suonava la chitarra ai falò sulla spiaggia.
Sempre meno sfigato di suo fratello Phil.
La cosa che mi ha fatto stare meglio è il “probabilmente”.
Eri tu, o luna
Quel colore di cecità,
eri tu.
Quell’emozione a pelle,
eri tu.
Lo schianto dell’assenza,
eri tu.
Il perdurare della notte,
eri tu.
Quella canzone a cascata,
eri tu.
Il bacio a ciliegia,
eri tu.
Quel fiore sull’acqua,
eri tu.
Quell’arco di mare,
eri tu.
Quell’insieme unico,
eri tu.
Quell l’estate di sassi e spine,
eri tu.
Quei binari di nessuna partenza,
eri tu.
Scogli di rosario il tuo sorriso.
Eri tu.
Stringemi, dicesti.
Eri tu.
Guarnigione dei miei occhi,
palleggio di cuore scarnato.
Eri tu,
O luna.
Esci e guarda l’eclisse. Tra pochisimo.
h 22,18
Tu, luna,
a spostar tendine.
A litigare
con nuvole e ombre.
A seminare
scontrose maree.
A spronare
notti guardate.
Tra venti siderei
a sospirare galassie,
voci stelle di stelle.
A spulciare prati,
amori fioriti:
le ombre mortali.
C’è chi guarda la luna dal divano di casa sua e chi va sulla luna e guarda il mondo dall’alto. Potrebbe essere uno spunto di riflessione.
secondo me, l’uomo non è mai andato sulla luna….
…anche io la penso come Usagi, è la luna che è venuta da noi.
Magari ci torneremo. Ci sono belle storie che sono ambientate lassù. http://livepaola.wordpress.com/2011/05/08/lunar-mining-frank-schatzing-limit-duncan-jones-moon-david-bowie/