A me sembra normale che uno che ha la maglia con su scritto Antony Morato, i pantaloni con su scritto Antony Morato, la borsa con su scritto Antony Morato (non so le scarpe, da qua non si vedono), mi sembra normale che si chiami Antony Morato.
Non so cosa ho fatto. Son qui sul treno, ho vicino uno che ha scritto Antony Morato dappertutto, sulla maglia, sui pantaloni, anche sulla borsa, ha anche la sigla: AM, c’è scritto. Lui mi rivolge la parola per chiedermi una cosa, e a me, anche se è un ragazzino, vien naturale dirgli Signor Morato e lui si schermisce mi dice perché mi chiama così, io non mi chiamo così, mi dice come se lo avessi offeso. Io m’immaginavo la mamma che gli ha stampato etichettato tutti i vestiti, magari sta andando in campeggio, in vacanza, in colonia, non lo so, ma è giugno, ci può anche stare che vada in vacanza, e siccome è la prima volta che va da solo, la mamma gli stampa il nome e gli etichetta tutti i vestiti, compra i trasferelli e col ferro da stiro gli sigla anche la borsa, dev’essere anche un lavoro, povera mamma, ma cosa vuoi, i ragazzi son così, magari tornano in camerata la sera e gli han ciulato i vestiti, non sai mica mai chi c’è, in questa vacanze organizzate chi lo sa da chi, dalla parrocchia, dalla scuola, o magari perfino su internet. Perché da fuori son tutti brava gente, poi magari vedono dei pantaloni che costan dei soldi, o una borsa, e be’, sai com’è, son lì, son di qualcun altro e questo è vero, però son lì, son gratis, vuoi non favorire? E allora la mamma si mette lì di buona lena e stampa il nome su tutti i vestiti. E adesso questo qua che ha scritto Antony Morato dappertutto mi rivolge la parola, io, per cortesia, anche se è un ragazzino, io per cortesia lo chiamo Signor Morato, e lui ha anche il coraggio di adombrarsi. Avrà rubato i vestiti in campeggio. Adesso scopro come si chiama e poi lo denuncio.