Poesia da qua
mercoledì 28 settembre 2011
Qua
ci sono i fuochi d’artifizio
se c’eri
ti portavo
a vederli
ma non ci sei
e alzo la musica
fortissimo
così non li sento

Qua
ci sono i fuochi d’artifizio
se c’eri
ti portavo
a vederli
ma non ci sei
e alzo la musica
fortissimo
così non li sento
Ecco sì, io adesso è un po’ che la meno con questa storia della luce nel frigo che avrebbe un suo nonsoché di magico e magari uno potrebbe anche pensare che dedicare tanto tempo a pensare a una cosa così normale come la luce nel frigo sia una cosa, come dire, un po’ da scemi, epperò ci son cose alle quali non si pensa mai, che a volte ti colpiscono come un lampo, magari è notte, sei solo, è tutto buio, ti svegli, ti vien sete, ti alzi a vai in cucina, sei solo ed è buio anche lì, ma poi apri il frigo per vedere se c’è dell’acqua, apri il frigo e sei sempre solo, ma appena apri il frigo ti colpisce una luce, ti colpisce come un lampo, ti folgora e non riesci più a pensare ad altro per giorni, vai in giro e fai le cose che fai di solito, sei solo però pensi alla luce del frigo che ti ha colpito quella notte, e ha illuminato quella bottiglia di acqua San pellegrino che non sapevi più di avere, quella bottiglia che avevi preso all’autogrill e poi non avevi bevuto e avevi riposto senza pensarci, quella bottiglia che in quella notte di sete era la cosa più buona del mondo, quella bottiglia che era un tesoro inaspettato, come quando nella giacca che non mettevi da anni trovi un biglietto da cinquecento lire, come quell’amico che non vedi da anni, lo ritrovi per caso, e siete ancora amici come una volta.
Quando
Mi alzo presto
Guardo fuori
È buio.
Poi faccio colazione
Mi lavo
Mi vesto
Faccio per uscire
Apro la porta
C’è il sole.
Mi ricorda
Quando di notte
Mi sveglio
Ho sete
Apro il frigo
E si accende la luce.
A volte penso
che l’uomo
sia poco intelligente.
Poi apro il frigo
e la luce dentro
si accende.
E penso che
a volte
è intelligente.
Entrando al supermercato ho incrociato un uomo in sedia a rotelle con un bambino a fianco, che stavano uscendo. Il bambino mangiava il gelato mentre camminava, e il signore sulla sedia a rotelle faceva girare le ruote con le mani, mentre sulle gambe teneva tutta la spesa. Mi è sembrata una soluzione intelligente.
Stava lì al bar e prendeva un caffè, dopo usciva un attimo, poi tornava, prendeva un caffè, poi dava un’occhiata al giornale e prendeva un caffè. Era chiaro, si diceva in giro, che quello lì si faceva di caffè. Non faceva altro che prender caffè dalla mattina alla sera, a quanto pare non lavorava neanche più, stava tutto il giorno a entrare e uscire dai bar a prender dei caffè. Aveva cominciato con un caffè la mattina, a casa, poi pian piano prima di andare in ufficio aveva cominciato ad aggiungerne un altro, al bar, poi uno a metà mattinata, poi uno a pranzo, poi uno a metà pomeriggio e poi chissà chissà quanti. Si comincia con un caffè la mattina e poi non si sa dove si finisce. Le dipendenze son così. I pensionati che stavano al bar, che prendevano un caffè alle nove e poi stavan lì a commentare le notizie fino a mezzogiorno, un caffè per tre ore di occupazione del tavolo, equivalenti a zero virgola trentatré euro all’ora di affitto, un caffè più per prender qualcosa per permettersi di occupare il tavolo tutta la mattina che per dipendenza, ecco, i pensionati del bar stavan sempre lì a guardarlo, quello lì che prendeva dei caffè, con degli sguardi che dicevano Finirà male quello lì.