Adesso è un po’ di giorni che non scrivo niente, ma ho delle ragioni, ne ho tante, e son principalmente ragioni alle quali ho voluto dedicare tutto il mio tempo libero – quello in frammenti superiori ai venti secondi – e quindi ho dovuto trascurare cose di cui posso occuparmi in qualsiasi momento, come un blog, come questo, che per definizione è aperiodico, asincrono, e fatto a cazzo di cane, come si dice tra noi nobili dentro.
C’è stato il Salone del libro, abbiamo presentato lo Spinoza III, un volumone spesso due centimetri, abbiamo presentato le nuove uscite della Sugaman, la casa editrice che ho con Paolo Nori, e s’è parlato tantissimo, specialmente di libri digitali, detti anche, come dicono gli amici di Barabba, elettrolibri. È bellissimo, elettrolibri. Quasi quasi lo adotto anch’io. Elettrolibri. Suona bene.
L’anno scorso insieme a Letizia Sechi avevo fatto un libricino che si chiamava Questo non è un ebook, che poi veniva distribuito al Salone del libro, ma anche come elettrolibro, lo trovate ancora qui, se volete, e ho visto che quest’anno, l’ho letto sulla Stampa, è andato fortissimo al salone. Son contento, perché quest’anno, se ne avessi avuto il tempo, avrei voluto fare un altro ebook, chiamiamoli così che così capiscon tutti, un altro ebook che spiegasse cosa sono gli ebook.
Nella mia testa, se avessi avuto il tempo di farlo, questo ebook si sarebbe chiamato: Che cos’è un ebook? e dentro ci sarebbe stato scritto: Una roba tipo questa.
E basta così. Secondo me sarebbe andato forte.