La mattina, ti svegli presto, spegni la sveglia, che come al solito non ha fatto in tempo a suonare, ti alzi, prendi le cose che stai leggendo dal comodino e te ne vai in cucina. Chiudi tutte le porte, facendo il minimo rumore possibile, accendi la luce piccola, ché è ancora tutto buio e tu hai bisogno di abituarti alla luce a poco a poco, metti un po’ d’acqua nella tazza alta, e accendi il microonde. Un minuto e venti. Dopo un minuto e venti il microonde fa quattro suoni, lo apri, metti del caffè solubile nell’acqua calda, lo giri col cucchiaino, e poi ti metti al computer con il tuo caffè, a leggere quel che altri hanno scritto nella notte.
C’è silenzio.
Gli unici rumori che hai sentito finora li hai fatti tu, alzandoti, chiudendo le porte, accendendo la luce, aprendo il rubinetto, usando il microonde, girando il caffè, spostando la sedia per sederti.
Poi, piano piano, cominci a sentire le prime macchine che passano, i cinguettii degli uccellini, e ti piace pensare, anche se lo sai che son pensieri da bambini, ti piace pensare che sei stato tu, il primo, il primo a rompere il silenzio, e se tu non ti fossi alzato, se tu non avessi fatto quei rumori, quei piccoli rumori impercettibili, il resto del mondo non si sarebbe mai svegliato, e sarebbe rimasto nel silenzio.