vita di blogger

Poesia della costiera amalfitana

A Minori (SA),
nella costiera amalfitana,
si chiamano tutti Antonio.
Si chiama Antonio il panettiere,
Antonio il farmacista,
Antonio il prete.

In paese,
per distinguersi,
tra di loro si chiamano:
Tonino.

Si chiamano tutti Antonio,
tranne uno,
che si chiama Gennaro,
ma non è molto ben visto.

In paese
lo chiamano tutti:
L’originale.

Standard

11 thoughts on “Poesia della costiera amalfitana

  1. cq says:

    ehehe… anche a casa mia, che son di Napoli, è cosí: Antonio mio fratello, mio cugino, mio zio e tutti e due i miei nonni.
    E però mio padre si chiama Gennaro ma per essere ancora più originale si è sempre chiamato Rino.

  2. luce says:

    quindi quando una donna dice -antonio ti voglio bene- va bene per il marito,figlio, nipote, cugino e amante. non può sbagliare.

  3. Io ho un amico di Minori che si chiama Sabato di nome (sic).
    Lui ha un esercizio commerciale che un giorno alla settimana pratica sconti e se non li pratica il sorriso è garantito. Il giorno degli sconti? Sabato naturalmente!!!!

  4. @Luce…anche quando si chiama il proprio compagno o compagna, amante,amò, non ci si può sbagliare!!!! Questa è stata una grande evoluzione, furbesca, del linguaggio sentimentale degli ultimi 15 anni!!!

  5. Holden says:

    Lo conosco bene. Lo chiamiamo l’originale perché ci tiene ad essere indicato con il cognome. E’un tipo particolare Antonio Gennaro!

  6. Transit says:

    La poesia è un anima bella, ma infame.

    L’anima del grande poeta Giacomo Leopardi è un corpo brutto e cadente.
    L’anima è la poesia ma si è accanita e concentra dentro e fuori di lui.
    Più l’anima è sporca, perché corpo massacrato, più essa risplende, l’anima.
    L’anima è uno specchio mai in frantumi e sgobba per il corpo prigioniero.
    L’anima gioca a guardarsi. L’anima è il passaporto che non costa nulla.

    Chi più ha dato carne all’anima e ha vestito il corpo velato dell’anima?
    Giacumino, chillo d’a ginestra ‘e ncopp”o Vesuvio. Isso, ‘o poeta di Recanati ca cammenava pe’ dint’e viche tra santa Teresa e ‘a Sanità.
    Teneva e cosce chiatte e pesante e ‘o piezzo di sopra sicco, comme si fosse
    stato ‘nu Tbc. L’anima è il corpo nudo.

    L’anima è il corpo bello e armonioso; di certo non di Giacomo.
    L’anima è il corpo brutto e sgraziato; di sicuro di Leo.
    L’anima è il tentativo di staccarsi dal corpo.
    Quando si mette a tacere il corpo, l’anima è del diavolo, umano.
    L’anima è la recita a teatro.

    Più si recita più l’anima si materializza nell’occhio di bue.
    L’anima è l’armonia invisibile dopo ogni delitto.
    L’anima è il baro che sa di barare e imbrogliare.
    L’anima, come la razza umana, non ha confine.
    La differenza tra anima e corpo è nella visuale ristretta e vasta.

    L’anima è il tempo che passa.
    Inseguirla per catturarla e farne farfalla da teca è da circo equestre.
    L’anima è la varietà degli animali.
    Il corpo degli animali non ha bisogno di vestiti.
    Gli animali sono l’agnello sacrificale.

    L’uomo ha vergogna delle propri nudità.
    Gli animali che non hanno l’anima no. Si accoppiano senza girare film porno.
    L’anima è sempre nuda; ed è per questo assillo che si nasconde e fugge.
    L’anima è terra estrema.
    L’anima è l’ascensore vuoto dell’uomo.
    L’anima è il deserto del corpo.

    L’anima è la voce afasica disumana del corpo.
    L’anima è come la morte; silenzio di polvere che non si può comprare.
    L’anima depositata a fermentare nel corpo sgraziato e di scorfano,
    di Giacomo Leopardi, ma pure Ranavuottolo e Scartellato.
    Se dio esiste, si vede: gli, gode, si arrapa; insomma,
    gli piace torturare questo tipo di persone

    Isso si è sobbarcato il peso
    dell’anima e della poesia, come Giuda quella del tradimento più famoso sulla
    faccia della terra. Cosa doveva soffrire stu povero maronna?
    A chi aveva acciso pe’ scrivere sti quatte poesie ‘e merda divina?
    Eppure, ‘a mamma era si severa, ma era ‘na bella femmena.

    Il padre, anche se chiacchierone,
    pur’isso nun era mica ‘nu cachisso o loto. ‘Nzomma, esteticamente,
    nisciuno penzava ca avesse mis’o munno scorfano di nome Giacomo.
    Ma Giacumino ‘o Ranavuottolo l’hanno visto ncopp’e Quartieri Spagnoli.
    Forse nun ce credite, ma ‘a gente dei vicoli è uscita dai bassi e in corteo ha

    partecipato alla festa di matrimonio tra ‘o Scartellatiello e ‘a ‘nnammurata
    soia. E doppo tutti a festeggiare abballanno, cantanno e mangianno.
    E si vulite vedè comme si chiamm’a sposa ‘e Giacumino, basta ca jate
    ‘a sezione d’o municipio di piazza Dante e cercate
    dint’e documenti addò ce stà scritto: si certifica l’avvenuto matrimonio

    tra il signor Giacomo Leopardi di Recanati e la signorina Poesia Figliola.

    PS: Gennaro ha preso il vizio di scrivere poesia, eccone un’altra, ma sempre sotto dettatura de La Voce. Gennaro l’originale della costiera amalfitana rilascia anche autografi senza nulla a pretendere, anche se ama ripetere che i poeti hanno carenze affettive e che nelle notti stellate, ma anche piene di nuvole, lui, Gennaro l’originale dona baci. Baci, baci e poesie. Se spesso le poesie sono un fiasco, la colpa è de La Voce.

Rispondi