E io che mi pensavo

Sempre a fischiettare

mercoledì 11 gennaio 2012

Era uno che fischiettava sempre, quando camminava, fischiettava, ed erano anni che lo conoscevo, stava sempre a fischiettare. Quando arrivava potevi star sicuro di sentirlo fischiettare fin da quando attraversava la piazza, ancor prima che entrasse nel palazzo tu lo sentivi, che era lì che fischiettava e stava arrivando. Stamattina è venuto, non fischiettava. Dice che ha smesso.

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Il mare a Cuneo

martedì 10 gennaio 2012

Uno dice che il giorno prima è stato al mare, che il giorno prima, al mare, c’era una temperatura fantastica, e quando un altro gli dice che anche a Cuneo il giorno prima si stava piuttosto bene lui dice che Cuneo ha tutto, che a Cuneo manca solo il mare, che se Cuneo avesse il mare, non avremmo bisogno di andare al mare per andare al mare. Allora l’altro tira fuori un taccuino e dice Mi scusi, ma questa me la devo proprio segnare.

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Buio

lunedì 9 gennaio 2012

La sera del venticinque gennaio del 1981 a casa Spartafini si è fulminata l’unica lampadina. Spartafini si è alzato e ha detto Vado a comprare una lampadina. Sua moglie è ancora lì che lo aspetta, al buio.

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Correre

giovedì 5 gennaio 2012

C’è un tizio che va a correre e dice che va a correre in palestra, dice che pensa di correre almeno una decina di chilometri, e tu pensi che va a correre in palestra perché fuori fa freddo, e forse hai ragione, perché effettivamente fa freddo, fa molto freddo, e d’altronde quando vedi i corridori, i podisti, come si chiamano, correre veloci la mattina presto nell’inverno cuneese, tu pensi che siano un po’ matti, e quindi l’idea di correre dieci chilometri al chiuso di una palestra ti sembra un po’ meno balzana di quel che fan quegli altri, che si infreddoliscono la mattina presto nell’inverno cuneese, ma tu, tu che non sei mai stato in una palestra in vita tua e pensi che probabilmente non ci andrai mai, devi fare un grande sforzo di testa, per immaginare quanto dev’essere grande una palestra lunga dieci chilometri.

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Sono una persona orribile /39

mercoledì 4 gennaio 2012

Tutte le volte che lo incontravi per strada lui aveva con sé il suo cane e non c’era una volta, in anni di conoscenza superficiale, che vi foste incontrati e che lui fosse senza cane. Così, stamattina, quando lo hai visto senza cane, hai capito subito che era successo qualcosa, e forse immaginavi anche che cosa, ma tu, persona orribile che non sei altro, Buongiorno! Buongiorno. Come mai senza cane?

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Vulcano

martedì 3 gennaio 2012

Potrei dire che è l’uomo più placido e tranquillo della terra, se conoscessi tutti gli uomini della terra, ma essendo il conoscere tutti gli uomini della terra impresa al di là del possibile, posso dire soltanto che è uno degli uomini più placidi e tranquilli che conosco. Non dirò il suo nome, basti sapere che lo conosco: lo conosco perché ho passato diversi momenti della mia vita con lui, lo conosco soprattutto perché l’ho immaginato, e l’ho immaginato come l’uomo più placido e tranquillo della terra, o, se si vuole, come l’uomo più placido e tranquillo che conosco. È una persona precisa, ma tutto quello che fa lo fa con una certa lentezza, non è imperturbabile, ma non è soggetto a repentini cambi d’umore. A volte pare che nulla possa rompere la sua quiete. Ma c’è una cosa. Gli uomini starnutiscono. Tutti gli uomini starnutiscono. Chi più chi meno, tutti, nella mia esperienza, ogni tanto starnutiscono. C’è chi, e mi si perdoni l’uso dell’onomatopea, produce un timido Eccì, c’è chi si sbilancia in un sonoro Etchoum!, c’è chi si zittisce in un piccolo Ccsh. Ecco: lui, in contrasto con la sua placida e tranquilla personalità, quando starnutisce, e capita, può capitare, soprattutto in tempi in cui gli sbalzi caldo-freddo e freddo-caldo diventano la normalità, lui, quando starnutisce, comincia con uno starnuto medio, né timido né sonoro, ma a metà dello starnuto prorompe in un fragoroso urlo che l’onomatopea non può rendere, e l’espressione del suo viso e quegli occhi spalancati sembrano quelli di chi ha visto l’orrore, di chi ha appena visto la morte guardarlo negli occhi. È sorpresa, è spavento, è forse la sorpresa e lo spavento della persona più placida e tranquilla della terra nello scoprire in se stesso tanta velocità improvvisa. La sorpresa e lo spavento di una montagnola che si scopre vulcano.

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Come passare inosservati

lunedì 2 gennaio 2012

Uno che si sentiva sempre osservato. Tutto dove andava, si accorgeva che c’era qualcuno che lo guardava. Che poi fosse vero o no, non si sapeva, e forse c’era qualcosa in lui che lo faceva sentire osservato anche quando non lo era; forse sì, c’era qualcosa in lui che quando era in compagnia, per caso, di qualche essere umano, quando incontrava qualche faccia, lui sentiva che quella faccia lo stesse osservando, come se gli altri umani non avessero altro a cui pensare se non a lui. Quindi lui, quando camminava, viaggiava sui bus e in metropolitana, perché sì, tutti i giorni lui era obbligato a camminare, viaggiare sui bus e in metropolitana, lui, quando era in luoghi in cui poteva essere osservato da altri esseri umani, cercava di stare in una posizione che secondo lui era la più naturale possibile, teneva il collo dritto, gli occhi fissi davanti a sé, le braccia distese rigide lungo il corpo se camminava, o sulle ginocchia se era seduto su un mezzo pubblico. Cercava di non incontrare lo sguardo di nessuno, sempre la testa dritta il collo dritto le braccia dritte le ginocchia rigide. Sempre. Aveva deciso di fare così dopo che da tanto tempo si era accorto di essere osservato, se fosse vero che lo osservavano o no non lo sappiamo, ma così, in quella posizione che a lui sembrava tanto naturale, ecco che la gente aveva cominciato a osservarlo davvero.

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Quel che non ti ho detto, che ho scritto, ma non ti ho detto che ho scritto (nel 2011)

sabato 31 dicembre 2011

Mi è venuta l’idea di riavvolgere l’anno passato, di guardare quel che ho scritto su Twitter nel 2011 e che per forza di cose non ho scritto qui. Mi sembra che si capisca bene, che cosa è successo quest’anno. Niente. Cosa vuoi che sia successo.

Quel che non ti ho detto, che ho scritto, ma non ti ho detto che ho scritto (nel 2011)

Mi sono accorto che la prima parola che ho scritto nel 2011 è stata Bau. Sarà un presagio.

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Ho scoperto che la Dakar quest’anno la fanno in Sudamerica. A logica, la Liegi-Bastogne-Liegi la fanno in Namibia.

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La befana ha usato un mio calzino.

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Lei dice che mi vuole bene, anche se ogni tanto dice che li vede, i cespugli che rotolano dentro la mia testa.

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Qua sul treno, in piedi nella corsia centrale, c’è un signore che tiene al guinzaglio un prosciutto.

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Hai 5 anni e sei già ignorante. Non si canta Vamos a la playa e e e e e. Ignorante.

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Mi piacciono tutte le canzoni che contengono la parola ciononostante.

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Vecchi che pensano che mangiare l’aglio faccia bene. E poi vengono a parlare con me.
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Tristezze

mercoledì 28 dicembre 2011

Oggi, dopo anni, son ripassato davanti al Bar Marsiglia. L’han rifatto tutto nuovo, adesso si chiama Bar Saint Tropez.

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Poesia che non sei tu

lunedì 12 dicembre 2011

Ti vedo
Da lontano
Che sei lì
Guardi le vetrine

Sorrido

Allora non era vero
Che eri morto

E invece
Ti ho solo
Scambiato
Per te

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