E io che mi pensavo

Bianco e nero è il nuovo nero (iOS7 reloaded).

Qualche tempo fa un produttore di telefoni che ha come simbolo un frutto mezzo mangiato ha cambiato il modo in cui gli schermi di quei telefoni lì si presentano, una cosa coloratissima e apparentementemente piatta, ma che poi se si guardava bene si sviluppava tutta in tre dimensioni, con zoom e trasparenze che io son rimasto impressionato, ero tutto eccitato, continuavo a pigiare il dito per guardare gli zoom e le trasparenze, gli avvicinamenti e gli allontanamenti, e gli sfondi che sfumavano dietro altri livelli di cose coloratissime e bellissime, non capivo più niente, mi piaceva tanto. Poi dopo un po’ ho scoperto che quelle cose lì, gli zoom, mi venivano un po’ a noia, ho visto che si potevano togliere, allora li ho tolti. Dopo ho tolto anche le trasparenze. Adesso secondo me, se si potesse togliere il colore toglierei anche quello. Bianco e nero, ci vorrebbe.

mercoledì 6 novembre 2013 – 11 Commenti

I feel good

Com’è sonnacchiosa, Cuneo, la mattina, mentre io vado in stazione, e alle sei e cinquanta si spengono le luci di città, e il giorno non sa ancora se arrivare, e l’edicolante sistema i giornali nell’edicola, e il carabiniere apre il portone della sua carabinieria, e una signora bionda, con i capelli dalla forma di cuscino, sbatte una coperta fuori dal balcone, e un signore di colore mi supera su una bici tutta rotta canticchiando una canzone di cui distinguo solo le parole I feel good.

venerdì 13 settembre 2013 – 12 Commenti

Sono una persona orribile /43

Son quattro anni che, invece delle crocchette, do al mio cane i pellet della stufa e lui non s’è mai accorto di niente.

giovedì 29 agosto 2013 – 10 Commenti

La bandiera del Tibet

Questi nuovi vicini, l’anno scorso, quando sono arrivati, hanno appeso una bandiera del Tibet ai fili del balcone, e ci stendono vicino i panni, le mutande, le tovaglie, le magliette e i pantaloni, e quando sono asciutti li ritirano, ma la bandiera del Tibet, si vede, non asciuga mai.

martedì 27 agosto 2013 – 7 Commenti

La primavera intanto

Quando vai in vacanza, anche se ci vai soltanto due giorni, prima o dopo torni, e se ci vai soltanto due giorni torni molto prima di quelli che in vacanza ci sono stati di più, è così, è logica, e non c’è niente da spiegare, e però quando torni, al di là del tempo che ci sei stato, un po’ sei triste ma un po’ sei anche contento: di tornare a casa tua, di dormire nel tuo letto, di vedere se le piante sono ancora vive, e se per caso quelle che avevi lasciato inavvertitamente morire sono resuscitate.
Quando torni da una piccola vacanza in un posto un po’ più a sud di casa tua ti accorgi di come cambia la vegetazione, come nel giro di un’ora di viaggio da sud a nord il secco beige lascia lo spazio al verde, sempre di più. Guardi la maturazione del grano, che più a sud hanno già mietuto, guardi i campi di girasoli che cambiano, che dal marrone diventano sempre più gialli, e poi di un giallo sempre più verde, e ti dici Guarda com’è più avanti la stagione, a sud, e man mano che sali è sempre più indietro, e noi a Cuneo la aspettiamo, la aspettiamo, ma non arriva mai.

lunedì 26 agosto 2013 – 9 Commenti

Le cassiere della coop diventano sempre più anziane

Le cassiere della coop diventano sempre più anziane, e io ho appena compiuto trentanove anni, e la domenica mattina torno da un giro in bici e mi fermo alla coop per prendere delle uova, perché è domenica mattina ed è tutto chiuso, è aperta solo la coop, e mia moglie mi ha detto che se quando torno le compro delle uova lei mi fa una torta alla crema pasticciera, e allora mi fermo alla coop, prendo le uova, e prendo anche delle fette biscottate, quelle integrali, mi piacciono, poi vado alla cassa e mi accorgo che le cassiere della coop stanno diventando sempre più anziane, facciamo due parole, ci conosciamo da tempo, andavamo a scuola insieme.

giovedì 1 agosto 2013 – 5 Commenti

Sono una persona orribile (edizione speciale)

Questo lo ha scritto mia moglie.

mercoledì 3 luglio 2013 – 4 Commenti

Poesia dell’autostrada

Camion
che superano altri camion
che vanno
più o meno
alla stessa velocità
e che poi vengono superati
dagli stessi camion di prima
che vanno
più o meno
alla stessa velocità
mentre io
dietro
scrivo poesie
di tristezza
con dentro i santi
e le madonne.

martedì 2 luglio 2013 – 12 Commenti

Andare a farsi benedire una mattina a Pompei

A Pompei mi è capitato che il navigatore satellitare che ho nel telefono si è inciampato e mi ha detto di svoltare in una strada che non esisteva. Sarà stato il vulcano, mi son detto, e ho tirato dritto, anche se poi il navigatore insisteva, e cosa vuoi fare, ho fatto una bella inversione a U e son tornato indietro, a vedere dov’era che ci voleva far passare, anche perché, sembrava, quella era l’unica via per uscire dal paese e tornarcene a casa, e mancavano nove ore di viaggio, era meglio partire, per poi arrivarci, a casa.
Poi quella strada esisteva davvero, era piccola e sembrava più l’ingresso di un parcheggio che una strada, e alla fine era obbligatoria la svolta a sinistra, e c’era un cartello giallo che diceva BENEDIZIONE VEICOLI, io e mia moglie ci siam guardati, dove siam finiti, ci dicevamo con gli occhi, e a me venivano dei moti spirituali dall’interno che speravano che non fosse obbligatorio, che non fosse un imbuto in cui mettersi in coda e poi finire davanti a un prete, come a Margarita, che il giorno del santo patrono le macchine agricole, e le moto (non le auto, forse perché di auto ce ne son troppe) fanno la sfilata davanti alla chiesa e il prete le benedice con il coso dell’acqua santa, lì, l’aspersorio. Ecco, speravo, speravamo proprio che non fosse così, non tanto per la benedizione, che non poteva farmi male, anzi magari mi poteva anche far bene visto com’ero messo, ma per le mezze ore perse, ché qua non si scherzava più, qua bisognava proprio tornare a Cuneo.
Rallentavo, procedevo a passo d’uomo, travolgere un posto di blocco benedicente non mi sembrava proprio il caso, e poi, a un certo punto, la strada si allargava in uno spiazzo, e dall’altro lato vedevo che proprio in quel momento una benedizione di auto era in corso, il prete aveva benedetto l’esterno, poi aveva fatto aprire la portiera, benediceva il volante, i sedili, poi le portiere e io e mia moglie ci siam di nuovo guardati, e dentro la mia testa sentivo la voce.
«Facciamo solo il fuori o facciamo anche dentro? Se ascolta me, facciamo anche dentro, costa un po’ di più ma vien fuori un lavoro ben fatto, che poi magari uno si fa benedir la macchina solo fuori, ma è dentro che stai, non stai mica fuori, aver la macchina benedetta solo da fuori, stia a sentir me, è come lucidare una mela che dentro è bacata. Via, cofano e bagagliaio inclusi nel prezzo, su su, mi voglio rovinare».
Poi abbiamo proseguito piano piano, al fondo della strada abbiamo girato a destra, e poi di nuovo a destra, e poi quella, avevamo capito, era davvero la strada verso casa.

martedì 25 giugno 2013 – 5 Commenti

Sono una persona orribile /42

Quando vado ai funerali, e vedo i carri funebri che ci sono adesso, quelle belle Mercedes lunghe lunghe, mi aspetto sempre che si fermino, aprano le portiere, e escano dei rapper.

giovedì 6 giugno 2013 – 5 Commenti